Selenio e funzione tiroidea: dati attuali e prospettive terapeutiche

02.02.2018

Selenio e funzione tiroidea sono strettamente collegati. Il selenio è un oligoelemento: ciò significa che è contenuto nel corpo in quantità modeste. Le fonti di selenio sono i cereali (pasta, riso, pane), la carne, il pesce e la frutta secca.

Il selenio si accumula principalmente nella tiroide, che è l’organo più ricco di questo elemento. È parte costituente di alcune proteine, le selenoproteine, che regolano alcune importanti funzioni tiroidee. Le selenoproteine contribuiscono in modo determinante a rendere disponibile una corretta quantità di ormone tiroideo attivo ai vari organi del corpo. Esse infatti consentono la trasformazione della T4 in T3; questa è la forma attiva dell’ormone tiroideo. La presenza del selenio ha inoltre un effetto antiossidante: consente una più facile rimozione dei cosiddetti radicali liberi, sostanze dannose che vengono prodotte durante la formazione degli ormoni tiroidei e in tanti altri processi metabolici.

Nel corso degli ultimi anni è stato posto sempre maggior interesse al rapporto tra selenio e funzione tiroidea. Molti studi hanno valutato la possibilità di aggiungere selenio alla terapia di numerose disfunzioni della tiroide.

Selenio e funzione tiroidea: le tiroiditi croniche

Le tiroiditi croniche autoimmuni sono processi infiammatori della tiroide sostenuti da anticorpi diretti contro componenti delle cellule tiroidee. Sono caratterizzate dalla presenza di anticorpi antiperossidasi e antitireoglobulina. Sono stati fatti numerosi studi nel corso degli ultimi anni per valutare il possibile vantaggio della somministrazione di selenio a pazienti affetti da tiroidite cronica; alcuni di questi studi sono ancora in corso. I risultati finora ottenuti non consentono di porre l’indicazione alla terapia con selenio. Da una parte è stato dimostrato che l’aggiunta di selenio è in grado di ridurre il livello di anticorpi e di migliorare il quadro ecografico nei pazienti con tiroidite cronica. Risultati simili sono stati ottenuti in pazienti in corso di gravidanza. D’altro canto, in altre valutazioni è stato visto che la riduzione degli anticorpi e le modificazioni ecografiche non si accompagnano a un miglioramento della funzione tiroidea. I vari studi hanno esaminato, in genere, un numero limitato di pazienti per tempi relativamente brevi. Non sono state eseguite le valutazioni dei livelli di selenio prima, durante e dopo il trattamento. Non è pertanto possibile, attualmente, stabilire la reale utilità della supplementazione di selenio nei pazienti affetti da tiroidite cronica autoimmune. Sono in corso alcuni protocolli di studio, più completi, che dovrebbero rispondere a questo quesito. È previsto che gli esiti di questi studi siano disponibili nel corso del 2018.

Selenio e funzione tiroidea: il gozzo

Una serie di studi ha cercato di interpretare la correlazione tra carenza di selenio e aumento del volume della tiroide. Alcuni di questi hanno evidenziato come il rischio di ipertrofia tiroidea fosse maggiore nei pazienti con più bassi tassi di selenio nel corpo. La ricerca più rilevante è stata condotta in Cina su un numero elevato di soggetti. È stata dimostrata una presenza di noduli della tiroide maggiore nelle aree geografiche caratterizzate da minore concentrazione di selenio. Le prospettive di questi studi sono incoraggianti. Allo stato attuale, comunque, le Società scientifiche non hanno dato l’indicazione all’uso di selenio per la prevenzione del gozzo.

Selenio e funzione tiroidea: il tumore della tiroide

Sono stati eseguite numerose ricerche sulla relazione tra i livelli di selenio e l’insorgenza di tumori della tiroide. I risultati hanno mostrato che livelli più bassi del normale di selenio erano più frequentemente riscontrati in pz affetti da tumore della tiroide. In altre casistiche i tumori della tiroide sembravano avere un decorso peggiore rispetto ai pazienti con normali livelli di selenio. E’ probabile che i meccanismi antiossidanti stimolati dal selenio abbiano un ruolo in queste differenze ma mancano ancora prove concrete.

Selenio e funzione tiroidea: l’oftalmopatia basedowiana

L’oftalmopatia basedowiana è una complicanza della compromissione del sistema autoimmune in corso di tiroidite cronica autoimmune. Il grado di severità della malattia è vario e si può andare da manifestazioni modeste come fotofobia, sensazione di corpo estraneo nell’occhio, edema periorbitale a esoftalmo che può arrivare, in rari casi gravi, alla lussazione del bulbo oculare. Circa la metà dei pazienti affetti da malattia di Basedow presenta disturbi oculari.

Gli studi effettuati sulla somministrazione di selenio ai pazienti con oftalmopata basedowiana hanno evidenziato un chiaro vantaggio della somministrazione di selenio, in aggiunta alla terapia cortisonica. Questi vantaggi sono evidenti nei casi di lieve e media gravità. Di recente, pertanto, il gruppo di studio europeo sull’oftalmopatia basedowiana (EUGOGO, European Group on Graves’ Ophtalmopaty), ha consigliato l’inserimento di questa sostanza nello schema di trattamento dei casi di media entità.

Perchè non si dà ancora indicazione all’uso del selenio in tutti i casi di alterazione autoimmune della tiroide

A fronte di corposo numero di studi che indicano eventuali vantaggi del selenio in queste patologie, l’indicazione all’uso del farmaco, da parte delle Società Scientifiche, resta limitata all’oftalmopatia basedowiana.

Devono essere ancora provati i vantaggi in modo certo mediante studi che comprendano un numero maggiore di pazienti, per un periodo di tempo più lungo. Inoltre, il livello di selenio deve essere dosabile con facilità e si devono stabilire con certezza i margini di normalità e quelli di rischio per le malattie tiroidee. Necessario infine stabilire per quanto tempo è utile l’integrazione di selenio e quali parametri si devono usare per misurare i vantaggi.

Se il chiarimento di questi punti renderà utilizzabile il selenio nelle malattie autoimmuni della tiroide avremo a disposizione un altro farmaco per queste patologie, in grado di agire non soltanto sulle conseguenze ma sulle cause di esse.


Fonti bibliografiche:

Duntas L. H., Benvenga S. Selenium: an element for life. Endocrine. 2015;48(3):756–775

Selenium and thyroid disease: from pathophysiology to treatment Int J Endocrinol 2017;2017:1297658

Drutel A., Archambeaud F., Caron P. Selenium and the thyroid gland: more good news for clinicians. Clinical Endocrinology. 2013;78(2):155–164.

Duntas L. H., Mantzou E., Koutras D. A. Effects of a six month treatment with selenomethionine in patients with autoimmune thyroiditis. European Journal of Endocrinology. 2003;148(4):389–393.

Marcocci C., Kahaly G. J., Krassas G. E., et al. Selenium and the course of mild Graves’ orbitopathy. The New England Journal of Medicine. 2011;364(20):1920–1931

Rocourt C. R., Cheng W. H. Selenium supranutrition: are the potential benefits of chemoprevention outweighed by the promotion of diabetes and insulin resistance? Nutrients. 2013;5(4):1349–1365

L'articolo è tratto dal blog a cura del Dott. Lo Coco.


 

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L'ultima volta aggiornato il 20.02.2018.

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