Interruzione di gravidanza: un rischio di parto prematuro minore?

9. settembre 2013

Dagli studi condotti finora risulta che l’interruzione di gravidanza è spesso correlata ad un rischio di un successivo parto prematuro più elevato. Recentemente però un nuovo studio di coorte scozzese ha dimostrato che tramite le tecniche d’interruzione di gravidanza più moderne è possibile ridurre al minimo questo tipo di rischio.

Al momento attuale ogni anno in tutto il mondo vengono effettuati circa 40 milioni di aborti terapeutici. Fino al 1980 la maggior parte degli aborti è stata effettuata tramite procedura chirurgica, negli ultimi due decenni invece ha prevalso il metodo farmacologico – principalmente l’assunzione di antagonisti selettivi del recettore del progesterone, come il mifepristone (RU 486) e prostaglandine – che comporta un coinvolgimento minore dell’utero. Sebbene le procedure chirurgiche (aspirazione, curettage) continuano ad essere eseguite vengono somministrate anche le prostaglandine per prevenire danni all’utero. In questo modo è possibile, in misura sempre crescente, ridurre il rischio di parto pretermine (prima della 37settesima settimana di gestazione) legato ad un precedente aborto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS sono circa 15 milioni i casi di parto prematuro che si verificano annualmente al livello mondiale e sono oltre un milione i bambini che muoiono a causa di un parto prematuro.

Quanto più moderno tanto meno parti prematuri

Uno studio di coorte pubblicato recentemente sulla rivista scientifica “Plos Medicine” ha analizzato 732 719 dati riguardanti bambini primogeniti a partire dalla 24esima settimana di gravidanza nati in Scozia nel periodo 1980-2008. Il rischio di parto prematuro era più elevato del 17 per cento per le donne che avevano avuto un aborto, del 51 per cento per le donne con due aborti e per quelle con tre o più aborti del 64 per cento rispetto a quello delle gestanti che non avevano mai abortito. È stato calcolato che il rischio più elevato di parto pretermine si è avuto tra il 1980 e il 1983, con una probabilità del 32 per cento. Tra il 1984 e il 1999 il rischio di parto pretermine è sceso dal 20 al 10 per cento, a partire dall’ anno 2000 i ricercatori non hanno più potuto rilevare un rischio di parto prematuro più elevato. Il gruppo di ricerca guidato da Gordon C. Smith del dipartimento di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Bridgeport Chamberlin ritiene che la riduzione del tasso di natalità prematura sia dovuto all’aumento dell’utilizzo del metodo abortivo farmacologico. Grazie a questo metodo tra il 1992 e il 2008 gli aborti eseguiti in modo unicamente chirurgico sono passati dal 31 allo 0,4 per cento. Allo stesso tempo la percentuale di aborti eseguita unicamente con metodo farmacologico è aumentata dal 18 al 68 per cento. Dal momento che in molti casi non si dispone dei dati precisi sul metodo di aborto utilizzato i ricercatori non sono stati in grado di fornire alcuna prova diretta: “Crediamo però che i metodi di aborto moderni possano essere una strategia efficace, a lungo termine, per ridurre i tassi di parto pretermine in tutto il mondo”, ha detto Smith. Le analisi evidenziano che sono gli interventi eseguiti unicamente in maniera chirurgica, senza il supporto farmacologico, ad essere responsabili dei numerosi casi di parti prematuri spontanei avvenuti in precedenza.

Studio Greifswald : l’aborto aumenta il rischio di parto pretermine del 15-33 %

Uno studio del 2008 condotto dalle università di Greifswald, Rostock e dall’Università Tecnica di Monaco di Baviera “L’influenza di precedenti aborti volontari, aborti spontanei e morte endouterina fetale sul tasso di neonati con basso peso alla nascita e neonati pretermine e sulla classificazione somatica dei neonati”, ha dimostrato che l’aborto volontario o spontaneo e la morte endouterina fetale sono fattori che fanno aumentare significativamente il rischio di un successivo parto prematuro. Nell’analisi pubblicata sulla rivista “Ostetricia e Neonatologia” i medici dell’equipe del Dr. Manfred Voigt direttore dello studio e del Centro di medicina pediatrica e per adolescenti, Ernst – Moritz – Arndt dell’Università di Greifswald, ha valutato i dati relativi a più di un milione di prime gravidanze del centro nazionale tedesco perinatale degli anni compresi tra il 1995 al 2000. Sono state messe a confronto le anamnesi di 882 213 gestanti prive di precedenti clinici con quelle di 52.630 madri che hanno avuto uno (46.026) o più (6.604), aborti volontari, con quelle di 117.784 madri che hanno avuto un aborto spontaneo e 3.395 madri con uno più precedenti di morte endouterina fetale. Dalla valutazione dei dati è emerso che le donne prive di precedenti clinici avevano un rischio di parto pretermine del 7,6 %. Nelle donne che hanno effettuato un aborto il rischio di parto prematuro saliva a 8,7 in caso di due o più aborti al 10,1 per cento. In questo modo il rischio di parto pretermine dovuto ad un unico aborto risulta superiore di quasi il 15 per cento, in caso di due o più aborti addirittura di un terzo. Nelle donne che hanno già avuto un precedente aborto spontaneo, il rischio di un successivo parto pretermine è stato stimato del 14,1 %. Nelle donne con un caso di precedente morte endouterina fetale il rischio di un successivo parto pretermine era del 18,3 per cento. “Al fine di ridurre il numero dei neonati sottopeso e pretermine è necessario continuare ad avanzare nell’analisi delle relazioni causali ancora parzialmente o del tutto inspiegabili che intercorrono tra aborto volontario o spontaneo e morte fetale per chiarire i meccanismi fisiopatologici alla base ancora poco conosciuti”, ha dichiarato Voigt.

In aumento i casi di parto pretermine a livello mondiale

Secondo il rapporto dell’OMS “Born too soon: The Global Action Report on Preterm Birth“ del 2012 quasi un bambino su dieci viene al mondo nella 37esima settimana di gestazione o persino prima. L’84 per cento delle nascite premature (12,5 milioni) avviene tra la 32esima e la 37esima settimana di gestazione. Il tasso più alto lo detiene il Malawi africano con 18,1 nati pretermine ogni 100 nascite, seguito dal Congo (16,7%) e Zimbabwe (16,6%). In termini assoluti però è l’India con 3,5 milioni di nascite premature (13 per cento) ad avere il primato. Ma anche negli Stati Uniti con il dodici per cento ed in Austria con il 10,9 per cento il tasso dei parti prematuri è a due cifre. La Germania secondo l’OMS ha un tasso di natalità precoce del 9,2 per cento, la Svizzera del 7,4 per cento. “Venire al mondo troppo presto è un killer sconosciuto”, ha detto il co-autore dello studio il Dr. Joy Lawn. Negli ultimi 20 anni il numero dei parti prematuri è risultato in aumento in tutti i paesi, fatta eccezione per tre. “Si potrebbe prevenire il 75 per cento circa delle nascite premature nei paesi in via di sviluppo per mezzo di tre misure a basso costo”, sostengono gli esperti delle Nazioni Unite. Queste sarebbero l’adozione della tecnica Kangaroo (maggiore contatto a pelle tra madre e figlio), iniezioni di steroidi, pomate antisettiche e l’uso di antibiotici per prevenire le infezioni.

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Ginecologia, Medicina


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