Retracted: pubblicazione insabbiata

5. luglio 2012

Esperimenti di cui non è possibile ripetere i risultati o dati di fantasia: quando una pubblicazione viene ritirata per questi motivi è imbarazzante per la rivista e per i ricercatori. Ed è ancora più grave se i colleghi non vengono informati.

Il ricercatore sul cancro Robert Mandic della clinica universitaria HNO di Marburg deve essersi arrabbiato parecchio. Aveva appena redatto una pubblicazione riguardante i tumori rari al collo ed alla testa quando è venuto a sapere che le linee cellulari su cui aveva lavorato erano in realtà quelle di un carcinoma alla cervice. Ha informato la rivista scientifica che di conseguenza ha ritirato l’articolo. Si stima che circa una su quattro delle linee cellulari tumorali presenti nelle grandi banche cellulari negli USA, in Germania o in Inghilterra non è quello che si ritiene essere. E la cosa peggiore è che nessuno sa quante ricerche siano state in questo modo compromesse e quanti siano i risultati inaffidabili nella letteratura medica.

Articoli ritirati: tendenza in forte aumento

Ogni settimana sulla banca dati “Web of Science” escono circa 27.000 articoli scientifici nuovi. 200 di essi vengono “ritoccati” durante gli anni per correggere i risultati o i nomi dei collaboratori. Una manciata di essi viene dichiarata dagli editori delle riviste come privi di valore scientifico. Ciò nonostante anche a distanza di anni molti articoli scientifici citano questi discussi articoli. Il che significa che i loro risultati si basano su informazioni che gli autori o gli esperti che li hanno valutati ritengono nulli.

L’entità degli articoli su studi o esperimenti improvvisamente ritenuti privi di valore è in aumento: se negli anni novanta essi erano circa 30 all’anno, adesso siamo arrivati intorno ai 400. Il consulente per i media nord californiano Grant Steen, per il lasso di tempo tra il 2000 fino al 2010, conta che sono stati ritirati 180 lavori di ricerca condotti sull’uomo. Per quanto riguarda il settore medico l’americana Barbara Redman indica circa 330 pubblicazioni edite tra il 1995 e 2004. Ed anche in questo settore il numero è in forte aumento. Su circa 5 milioni di articoli pubblicati in questo periodo possono sembrare pochi, ma le conseguenze sono assai pesanti.

Lancet: cancellazione tardiva con conseguenze

Infatti le riviste scientifiche con un elevato “Impact Factor”, le più rinomate, sono più colpite di media più piccoli e meno importanti. In media passano circa due anni tra la pubblicazione e la notizia del “Retracted”. L’inglese Andrew Wakefield nel 1998 ha pubblicato su “Lancet” l’esistenza di un legame tra i vaccini MPR e l’insorgenza dell’autismo. Nonostante i risultati siano stati smentiti molto tempo prima la rivista ha ritirato l’articolo solo nel 2010. Nel frattempo il tasso di vaccinazioni in Europa è diminuito, si sono avute numerose epidemie di morbillo ed il presunto legame serve ancora oggi come argomentazione di base a molti scettici della vaccinazione. Secondo una ricerca effettuata da Jeffrey Furman da Boston gli articoli, in seguito ritirati, durante il primo anno vengono citati in modo maggiore rispetto ad altre pubblicazioni di argomento simile. Steen ha contato le citazioni avvenute dopo il ritiro: sono circa undici le pubblicazioni scientifiche successive che hanno citano i risultati senza menzionare l’inattendibilità.

Cos’é più frequente al giorno d’oggi: i bari i truffatori o i cialtroni? “Non credo che ci sia un boom improvviso di lavori fraudolenti o errati”, dice John Ioannidis, ricercatore a Stanford sulla politica sanitaria. Tramite internet i lavori raggiungono un circolo di lettori più ampio: con il software adatto è più facile verificare nei documenti in PDF se sono avvenuti plagi o manipolazioni, sperano gli esperti, con questo strumento nelle mani le case editrici dovrebbero riuscire ad impedire che certi lavori raggiungano il pubblico.

Detective per pubblicazioni sospette: Retraction Watch

Per ora il lettore, se è fortunato, riesce a conoscere le sorti della pubblicazione o tramite una filigrana speciale sul documento in PDF, tramite il sito web della rivista, o tramite una notizia correlata all’articolo. Oppure – in alcune riviste – non lo scopre affatto. E così avviene anche per le banche dati per la ricerca di letteratura scientifica. Campionature di prova attestano che Medline ha lavorato particolarmente a fondo, mentre EMBASE, nella stessa ricerca, ha segnalato soltano 17 retrazioni.

Chi è interessato ai motivi ed ai retroscena che spingono un autore, un’istituzione o una rivista scientifica a ritirare un paper, troverà su “Retraction Watch” molto materiale. Ivan Oransky di Reuters Health e Ada Marcus della rivista scientifica “Anaesthesiology News” hanno fondato il blog nell’agosto 2010. Circa 150 000 Page Views al mese e indicazioni su centinaia di pubblicazioni ritirate nell’ultimo anno e mezzo testimoniano l’importanza di questo strumento di sorveglianza. Degli estratti in lingua tedesca sono reperibili sul “Laborjournal”.

“Questo non la riguarda!”

Chi invece si rivolge alla casa editrice della rivista per avere informazioni riguardo al ritiro della pubblicazione, ottiene spesso risposte assai diverse. Alle domande di Retraction Watch l’editore dell’ “Annals of Thoracic Surgery”, Henry Edmunds ha risposto: “Non sono affari che la riguardano”. Anche “Nature” non ha dato nessuna risposta a Edmunds. Spesso si ricevono risposte assai vaghe come “Il lavoro è stato ritirato su richiesta dell’autore”. Ad un articolo così bollato è collegata una certa perdita di reputazione, di credibilità e di fiducia

In proporzione sono in aumento anche i casi in cui i dati vengono falsati intenzionalmente, o inventati, o la manipolazione dei risultai va nella direzione voluta ( dagli sponsor), e sono più frequenti degli esperimenti sbagliati o degli errori di valutazione dei risultati. Daniele Fanelli dell’università di Edinburgo ha osservato da vicino molti ricerche sul tema “Manipolazione dei dati calcolata o non intenzionale” e nel suo metastudio ha scoperto, che circa il due percento di tutti gli scienziati ha ammesso di aver almeno una volta inventato o falsificato dei dati – cifre altamente sottoestimate. Anche l’osservatorio americano FDA calcola una frequenza simile.

Crossmark: Check di validità per clic

Come è possibile riuscire ad impedire che i dati continuino a vivere anche dopo il loro “funerale”? “Crossmark” ha sviluppato una nuova possibilità che permette un check individuale. Il sistema è stato sviluppato dalla stessa unione di case editrici che hanno inventato il contrassegno DOI della letteratura scientifica. Il segnalibro che compare sul documento PDF della pubblicazione segnala cliccandolo se il corrispondente articolo è stato oggetto, nel corso del tempo, di modifiche o di correzioni. Le case editrici hanno testato questa possibilità già su 20.000 documenti. Da alcune settimane “Crossmark” è a disposizione di tutti i giornali scientifici.

Ancora più importante resta comunque il dialogo tra istituzioni, case editrici e la comunità scientifica. Solo quando i ricercatori e le riviste scientifiche si renderanno conto che anche gli errori sono parte della ricerca scientifica – così come le correzioni e nel peggiore die casi il ritiro dell’articolo – allora questi dati non sopravviveranno per anni neanche nelle riviste scientifiche minori. È spiacevole lavorare con informazioni errate, ma lo è ancora di più sapere che altri ne erano a conoscenza già da molto tempo.

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