L’ADHD raramente si presenta da solo

20. febbraio 2018

Spesso gli adulti che soffrono di ADHD sono affetti anche da altre patologie. Più dell'80% dei pazienti presenta comorbilità di natura psichiatrica. Queste comorbilità rendono difficile trovare il trattamento corretto per il paziente. Cosa consigliano gli psichiatri, i neurologi e gli psicologi?

Gli adulti affetti da un deficit di attenzione/iperattività (ADHD) spesso presentano anche altre malattie. DocCheck ne ha parlato con psichiatri, neurologi e psicologi esperti nel trattamento dell’ADHD. Uno di loro è Bernhard Kis, il vicedirettore del dipartimento di psichiatria e psicoterapia del Centro medico universitario di Gottinga (Germania). “L’ADHD negli adulti è associato a una varietà di disturbi psichiatrici comorbili”, dice. “Oltre l’80 per cento dei pazienti presenta una comorbidità psichiatrica concomitante, fatto che complica la situazione quando si tratta di riconoscere e diagnosticare la patologia e stabilire un trattamento”.  Disturbi affettivi e depressivi, disturbi dell’adattamento, disturbi d’ansia, abuso di sostanze o disturbi di personalità.: sono queste alcune tra le patologie che accompagnano l’ADHD. L’ADHD è considerato un disturbo prototipo con un quadro clinico molto eterogeneo. “Ogni ADHD è differente“, continua Kis, psichiatra e neurologo.

Un affare di famiglia

Lo psicologo Christian Mette, un altro degli esperti in questo campo, dirige dal 2014 il gruppo di ricerca sull’ADHD negli adulti presso il policlinico LVR di Essen (Germania). Egli ritiene che esista una connessione tra questi disturbi: uno studio effettuato presso il policlinico ha rilevato che, in caso di  ADHD, anche il sistema serotoninergico risulta interessato. Sembra inoltre che esista una predisposizione genetica all’ADHD e ai disturbi mentali che ad essa si accompagnano.

“L’ADHD è, indipendentemente dall’età in cui il disturbo viene scoperto e trattato, una malattia in cui la familiarità ha un grosso ruolo”, sottolinea Kis. Dall’osservazione di ampie coorte è emerso che sia la predisposizione familiare sia diversi fattori ambientali risultano associati al quadro dei disturbi. “Uno studio sui gemelli ha dimostrato che sussiste una stretta associazione tra l’ADHD ed i disturbi emotivi nei bambini in età prescolare, fatto che si è ritenuto dovuto, nella maggior parte dei casi, a cause genetiche. Non è possibile però, al momento, trasferire le stesse conclusioni sui pazienti adulti, perché mancano ancora studi del genere effettuati appunto sugli adulti.”

180220_ADHS_Bild1

La dottoressa Alexandra Lam lavora con pazienti che soffrono sia di ADHD che di BPS.

Il legame tra ADHD e disturbo borderline di personalità (Borderline personality disorder (BPD) viene associato alla predisposizione genetica: “L’anamnesi familiare dovrebbe sempre far parte degli elementi su cui effettuare la valutazione diagnostica, perché l’ADHD ha un tasso di ereditarietà molto elevato” spiega Alexandra Lam, medico presso l’ospedale universitario di psichiatria e psicoterapia a Oldenburg (Germania). Anche in caso di sola BPD, si ritiene esista una forte componente ereditaria: “Non è detto comunque che il disturbo debba necessariamente comparire nella generazione seguente. Sulla base degli studi attualmente disponibili non è possibile stabile se anche il legame tra i due disturbi sia da attribuire ad una componente genetica .”

Si ritiene che la presenza congiunta di BPD e ADHD abbia una patogenesi multifattoriale, spiega Lam: “Questo significa che sono molteplici i fattori che hanno un ruolo in entrambe le malattie. Contano sia le diverse influenze ereditarie che quelle ambientali”. Anche le condizioni ambientali sono considerate come un importante fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi della personalità, continua la dottoressa. Quindi  elementi come, per esempio, i rapporti con un bambino „traumatizzante“ ed altre condizioni sfavorevoli nella vita di un bambino potrebbero essere l’elemento scatenante per la patogenesi di un BPD.

I ricercatori studiano lo stile educativo dei genitori di bambini affetti da ADHD e BPD

I risultati di alcuni studi suggeriscono inoltre che una grave forma di ADHD infantile potrebbe aumentare la vulnerabilità allo sviluppo di un BPD”, spiega Lam. “Esistono anche prove che i fattori ambientali potrebbero avere un impatto sulla gravità della comorbidità di BPD nei pazienti affetti da ADHD. Da uno studio retrospettivo di Ni & Gau risalente al 2015 è emerso, tra l’altro, che un basso livello di attenzioni materne nei bambini di sesso maschile affetti da ADHD risulta associato ad un aggravamento dei sintomi del disturbo borderline di personalità. “Per questo motivo, negli ultimi anni, lo stile educativo dei genitori di bambini con ADHD e/o BDP è diventato sempre più un oggetto di studio da parte dei ricercatori”.

“L’educazione di un bambino affetto da ADHD non è un compito facile per i genitori”, afferma Alexandra Philipsen, direttore clinico della clinica universitaria di Oldenburg. Proprio poiché l’ADHD è ereditaria vi è un’elevata probabilità che almeno uno dei genitori sia a sua volta affetto dalla patologia: “Ciò implica, in questo caso, che lo stile educativo adottato dai genitori sia meno efficace proprio perché i genitori stessi, a causa della loro ADHD, sono poco coerenti oppure molto impulsivi”. Uno studio pubblicato nel 2015 ha dimostrato che dei corsi di formazione per la coppia genitore-figlio possono avere un effetto positivo sia sull’Outcome dei genitori che del bambino.

Stessa tipologia di disturbi

“Nella prassi clinica di solito all’inizio ci si trova, per motivi diagnostici, contemporaneamente di fronte alla stessa tipologia di disturbi tipica della BPD e dell’ADHD”, dice Lam. “Essendoci una sovrapposizione nello spettro dei sintomi, la differenziazione può risultare difficile. Esiste però anche una certa percentuale di pazienti affetta solo da BPS tra i pazienti affetti da ADHD e viceversa.” Negli studi questa percentuale varia notevolmente a seconda della fetta di popolazione studiata, ma una probabile comorbidità è di rilevanza clinica e terapeutica. Continua Lam: “Altri studi suggeriscono inoltre che in presenza di entrambi i disturbi anche il rischio di ulteriori malattie mentali risulti più elevato”.

180220_ADHS_Bild2

„Prima di tutto bisogna diagnosticare con certezza l’ADHD, poi verrà il resto”, afferma lo psicologo Christian Mette.

“Il problema è che i sintomi principali come la disattenzione, l’irrequietezza e l’impulsività sono presenti, in una qualche forma, in quasi tutti i disturbi mentali”, afferma lo psicologo Christian Mette. Per poter diagnosticare il tipo di disturbo corretto è necessario trovare quelle che sono le vere cause: “Per i nostri clienti ci prendiamo tutto il tempo necessario e diagnostichiamo i disturbi separatamente, secondo gli standard. Poi cerchiamo di capire se e dove esista un nesso e quale sia il disturbo principale, in modo tale da poter sviluppare un trattamento”.
Innanzitutto bisogna diagnosticare l’ADHD, continua Mette: “Una volta che l’ADHD è stato diagnosticato con certezza si possono diagnosticare anche gli altri disturbi. Dipende tutto da questo. La sintomatica deve essere stata presente già durante l’infanzia. Per verificarne la presenza ci serviamo da una parte di colloqui con gli stessi clienti ed i loro parenti per poterne descriverne il comportamento e i problemi nell’infanzia; dall’altra, cerchiamo di migliorare la capacità di far emergere dei ricordi dalla memoria e poter così controllare delle possibili versioni contraddittorie e le distorsioni nel ricordo”, spiega Mette.

L’ADHD può rimanere nascosto

Dal punto di vista dello sviluppo della diagnostica dell’ADHD, le persone nate all’incirca 15 anni fa, e prima, non avrebbero seguito nessun trattamento, afferma lo psicologo. È possibile che abbiano sviluppato una depressione a causa delle esperienze di fallimento provate nel corso della loro vita. Kis fa notare come ancora una volta l’ADHD potrebbe restare celato: “La sovrapposizione dei sintomi con la depressione, per esempio, può essere la causa per una diagnosi scorretta, e altrettanto inappropriato ne risulterà il trattamento”, spiega.
I pazienti affetti da ADHD hanno affrontato numerosi fallimenti nel corso della propria vita a causa dei deficit cognitivi ed in particolare dei problemi di concentrazione. Questi fattori hanno un impatto sulla vita scolastica, professionale e privata, aumentando il rischio di sviluppare una depressione. L’ADHD e la depressione concomitante possono essere familiari, dice Kis. “Nella maggior parte dei casi, lo psichiatra del bambino o dell’adolescente consiglia ai genitori di consultare essi stessi uno specialista per valutare la presenza di una ADHD non diagnosticata.”

180220_ADHS_Bild3

Il trattamento di entrambe le malattie deve essere coordinato, afferma il medico Bernhard Kis, di Gottinga Bernhard Kis.

Un trattatamento multimodale per  l’ADHD e la depressione

Secondo Kis la terapia adatta per l’ADHD accompagnata da depressione comorbida è data da trattamento multimodale, per il quale si ricorre a misure terapeutiche proprie dell’approccio farmacologico e psicoterapeutico e ad altre complementari. “Una delle questioni centrali riguarda l’ordine del trattamento: cioè se si debba trattare prima l’ADHD o la depressione”, continua l’esperto. “Bisogna tener presente che alcuni antidepressivi come gli antidepressivi ad azione duale o triciclici producono effetti anche sulla ADHD, mentre al contrario il metilfenidato non attua da antidepressivo, ma è in grado di influenzare positivamente alcuni ambiti della depressione come l’elaborazione emotiva o l’apatia.”
La depressione e il BPD sono ben lontani da essere gli unici disturbi comorbili dell’ADHD. “Sono da tenere presenti, per esempio, anche i disturbi da uso di sostanze”, dice Mette. “Predominano l’abuso di alcol, cannabis e anfetamine. L’ansia ed i disturbi alimentari sono relativamente rari. L’alcol agisce come ammortizzatore, aiutando ad alleviare l’iperattività; anche la cannabis ha un effetto simile. Questo fenomeno si ritrova soprattutto tra i giovani adulti”. In caso di una dipendenza esistono diversi marcatori simili tra loro, continua lo psicologo, come l’impulsività: “Questa è presente sia nel gruppo dei pazienti affetti da ADHD che nel gruppo di pazienti con dipendenze.”

ADHD e disturbo narcisistico di personalità

Tra le persone che frequentano la clinica ambulatoriale per il trattamento dell’ADHD si trova una quantità di soggetti che presenta una personalità narcisistica in numero superiore alla media. “Nel corso della loro vita hanno acquisito l’idea di essere dei falliti o/e di venire rifiutati in ambito relazionare. Spesso questi clienti cercano di trovare delle spiegazioni ai loro insuccessi.“ Questo sarebbe ciò che può accadere, anche se non è detto che succeda. Continua Mette: “Alcuni pazienti sono affetti solo da ADHD. Ma quando un paziente con l’ADHD presenta anche una struttura di personalità narcisistica, allora vale la pena di indagare da dove deriva. Spesso si tratta di fallimenti subiti a scuola, sul lavoro, in famiglia, nell’interazione con le altre persone. In una struttura disfunzionale ciò può portare a un’intensificazione dei problemi e all’insorgenza dei disordini”. Per questo motivo è necessario, in caso di disturbi di personalità, trattare anche questi tramite terapia comportamentale”.
Lam conferma la validità di questo concetto anche in caso di BPD e aggiunge: “Per i soggetti adulti affetti da ADHD che hanno bisogno di una terapia la prima cosa da fare è il ricorso agli stimolanti, così come consigliato dalle linee guida.” In primo luogo medicinali contenenti metilfenidato. “Non si deve mai cercare di fare una distinzione tra i due disordini – dice Mette – bisogna invece cercare sempre di osservarli e trattali in maniera congiunta”.
Per un medico di famiglia riuscire a diagnosticare e trattare correttamente questo complesso sistema di patologie, coglierne le finezze e le interdipendenze è sicuramente difficile, afferma lo psicologo: “I pazienti con questo tipo di problemi non vanno necessariamente dal medico. I disturbi mentali sono ancora stigmatizzati. Consiglio sempre ad un medico di famiglia di coinvolgere uno psichiatra o di rivolgersi ad uno dei centri specialistici ambulatoriali.”

1 valutazioni (5 ø)
Medicina, Psichiatria

Comments are exhausted yet.



Copyright © 2018 DocCheck Medical Services GmbH
Lingua:
Seguire DocCheck: