Schizofrenia: la pillola della verità

6. febbraio 2018

Molti pazienti affetti da schizofrenia o depressione assumono i farmaci prescritti in modo irregolare. Adesso è arrivata la pillola intelligente che segnala se è stata o meno ingoiata dal paziente. Fatto che dovrebbe migliorare la compliance, la fedeltà alla terapia. Un passo avanti verso il futuro o verso il controllo assoluto del paziente?

Il farmaco neurolettico Abilify con il principio attivo aripiprazolo viene prescritto per il trattamento della schizofrenia, della depressione e delle fasi maniacali del disturbo bipolare dal 2002 negli Stati Uniti e dal 2004 in Europa. Adesso è arrivato l’aggiornamento digitale della pillola, dotata di piccoli sensori deglutibili: i così detti Ingestible Event Marker Sensors (IEM). Questi permetterebbero di far sapere se i pazienti assumono o meno il farmaco attenendosi alle prescrizioni. Già nel 2012, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense aveva dato la sua approvazione per la ricerca della pillola digitale. Con il nome Abilify MyCite, il farmaco arriverà sul mercato nel 2018.

Miliardi di danni

Il sistema, che è costituito, oltre che dalla pillola, da MyCite-Patch (un cerotto) e dall’applicazione MyCite-App, funziona così: il rame, il magnesio e il silicio in essa contenuti a contatto con i succhi gastrici generano un impulso elettrico. Questo viene rilevato dal cerotto, posizionato sulla parte sinistra dello sterno e trasmesso via Bluetooth all’applicazione. I dati vengono poi trasferiti al portale Internet Abilify-MyCite, dove medici, infermieri o membri della famiglia possono controllare se i pazienti si attengono alle prescrizioni. Affinché i dati possano essere consultati da terzi il paziente deve esprimere il proprio consenso ma, qualora lo desideri, può anche cambiare idea in qualsiasi momento.

Il New York Times illustra gli aspetti finanziari della pillola digitale. Negli Stati Uniti sono milioni i pazienti che non assumono le medicine come prescritto. Originando costi annuali di circa 100 miliardi di dollari. Anche Ameet Sarpatwari, docente di medicina presso la Harvard Medical School, è un convinto sostenitore di questa tecnologia. Ritiene infatti che questa contribuirà in modo significativo al miglioramento della salute pubblica. A suo parere sarebbe in modo particolare la fascia dei pazienti più anziani a trarne i maggiori benefici: i pazienti appartenenti a questo gruppo vorrebbero assumere i farmaci in modo corretto ma, spesso, lo dimenticano.

 

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Un cerotto digitale utilizzato per rilevare il segnale della pillola dall’interno dell’organismo. © Proteus Digital Health

Maggiore compliance? Non è ancora dimostrato

Da parte loro i detrattori nutrono dubbi sul perché il sistema Abilify MyCite debba essere usato per la prima volta nei soggetti affetti da schizofrenia. L’articolo del Times riporta che proprio questo gruppo di pazienti interrompe la terapia (l’assunzione di farmaci), spesso con gravi conseguenze. E proprio qui si vuole intervenire meglio. Molti psichiatri si sono dichiarati interessati a testare il sistema, per esempio su pazienti al primo episodio psicotico: Jeffrey Lieberman, esperto di disturbi mentali, afferma che in questi casi sussiste il maggiore pericolo di interrompere la cura: appena il soggetto si sente meglio cessa l’assunzione del farmaco.

Ma come si riesce a convincere dei pazienti di questo tipo che equipaggiarli con una specie di trasmettitore interno sia la cosa migliore per loro? Non è che, al contrario, si aumenta la loro sfiducia? La FDA e il produttore sottolineano che non è stato ancora studiato se la dedizione dei pazienti nel seguire il trattamento sia effettivamente migliorata utilizzando la pillola digitale. Il sistema non deve essere utilizzato in caso di emergenza, in quanto a volte sono necessarie fino a due ore per rilevare la presenza del farmaco e a volte può persino non riuscire. Altrettanto fondamentale è che, se anche il segnale rilevatore scompare nonostante il farmaco sia stato ingerito, il paziente non assuma una seconda dose. Le voci dei critici fanno notare inoltre che il sistema sia piuttosto facile da manipolare: basterebbe semplicemente sciogliere la pillola in un po’ d’acido. Ci vorranno ancora degli anni per vedere in quale misura sarà possibile utilizzare il nuovo sistema e se verrà accettato.

Cerotti intelligenti

I cerotti hanno assunto un ruolo importante nella tecnologia medica moderna, permettendo di trasmettere i segnali dall’organismo direttamente ai programmi di elaborazione. Lascia ben sperare anche una nuova generazione di cerotti che rivoluzionerà la cura delle ferite. Ali Khademhosseini, ingegnere biologico presso l’Università della California, Los Angeles, sta sviluppando un cerotto in grado di rilevare le infezioni.

Il cerotto è in grado di misurare tramite dei sensori elettrici parametri quali temperatura, livello di umidità, pH e saturazione di ossigeno. Quando i dati rilevati indicano un’infezione, il cerotto è persino in grado di rilasciare antibiotici e trattare la lesione nel modo più rapido possibile. Gli studiosi calcolano che in futuro i dati saranno disponibili su di uno smartphone, in modo tale da permettere al medico di seguire da vicino il processo di cura. Soprattutto per quanto riguarda le infezioni croniche della pelle si tratterebbe di un progresso significativo.

Spesso però accade che i cerotti utilizzati per la cura delle ferite restino inutilizzati nell’armadio per un lungo periodo di tempo. Alcuni ingegneri dubitano che i cerotti intelligenti dotati della tecnica dei sensori ultrasensibili trovino presto spazio nella prassi quotidiana. Un gruppo di ricerca dell’Università di Bath (Regno Unito) guidato dal biochimico Toby Jenkins ha messo a punto un principio completamente diverso. Il loro cerotto contiene delle nanovescicole in una matrice di agarosio con coloranti fluorescenti. Solo le esotossine batteriche tipiche di germi cutanei come lo Staphylococcus aureus, la Pseudomonas aeruginosa e l’Enterococcus faecalis portano alla lisi della membrana delle vescicole. Il colorante viene rilasciato e l’infezione diviene prontamente visibile.

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Le esotossine dei patogeni cutanei fungono da fattore attivante per questo cerotto segnalatore© University of Bath

 

In futuro grazie a dei “cerotti di muscolo cardiaco“ si potranno riparare i tessuti afunzionali a seguito di infarto. I bio ingegneri americani della Duke University (USA) hanno coltivato a questo scopo delle cellule staminali pluripotenti per cardiomiociti, fibroblasti e cellule endoteliali. Dopo aver trovato la giusta composizione di cellule, strutture di supporto e fattori di crescita, le sostanze sono cresciute autonomamente assemblando un tessuto miocardico funzionale.

La conduttività elettrica di queste toppe cerotto e la capacità contrattile sono in tutto pari a quelli di un tessuto cardiaco sano. Quando vengono applicati sopra un tessuto infartuato cicatrizzato, sostengono il muscolo ferito e rilasciano inoltre enzimi e fattori di crescita che promuovono la rigenerazione delle cellule ferite. Il tessuto infartuato cicatrizzato porta altrimenti all’insufficienza cardiaca non essendo più né contrattile né conduttivo. La sostituzione del muscolo cardiaco danneggiato rappresenterebbe un grande passo avanti: fino ad oggi sono state oltre12 milioni le persone colpite, su cui è stato effettuato unicamente un trattamento sintomatico. Prima di arrivare all’applicazione pratica però si deve ancora trovare un sistema che permetta di far crescere dei cerotti di spessore molto maggiore.

Grande Fratello Biomedico

L’ applicazione MyCite per la pillola digitale,permette al paziente di inserire tra i parametri anche dati relativi alle proprie emozioni, alle attività quotidiane svolte e alla durata e qualità del sonno. La FDA sostiene che lo sviluppo di nuove applicazioni di questo tipo sia un valido supporto per capire come si possano aiutare al meglio sia i pazienti che gli operatori sanitari. Per i detrattori invece creerebbero problemi etici e di privacy.

Cosa succederebbe infatti se le compagnie di assicurazione sanitaria volessero estendere il sistema di controllo a tutti i farmaci soggetti a prescrizione a livello nazionale? Potrebbero negare eventuali prestazioni o aumentare le tariffe qualora un paziente dimentichi di prendere il farmaco correttamente? Arriverà un messaggio sullo smartphone che impone il pagamento di un Ticket aggiuntivo nel caso in cui detto farmaco non venga assunto entro l’ora seguente?

Il farmaco Abilify e l’aripiprazolo, il principio attivo in esso contenuto, sono stati approvati per l’uso in tutta l’UE già dal 2004. L’approvazione della FDA per la pillola digitale invece è per ora limitata al solo mercato statunitense.

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