Farmacoresistenza: operarsi contro l’epilessia

23. gennaio 2018

Un intervento di chirurgia cerebrale potrebbe guarire i pazienti affetti da epilessia e sui quali i farmaci non hanno effetto. I neurologi hanno valutato i dati provenienti da 10.000 pazienti: condizione essenziale per la guarigione è che la regione del cervello da cui hanno origine le convulsioni venga identificata con certezza e sia idonea ad una rimozione completa.

Sei pazienti su dieci affetti da epilessia e che, nonostante la terapia farmacologica, risultano ancora soggetti a crisi possono essere curati tramite un intervento di chirurgia cerebrale. È quanto emerge dalla valutazione del database Epilepsy Brain Bank (EEBB), finanziato dall’unione europea, che raccoglie i dati di 36 centri per il trattamento dell’epilessia distribuiti in12 paesi e che comprende circa 10.000 pazienti, pubblicata sul New England Journal of Medicine (NEJM).

“Esistono diversi metodi, più o meno efficaci, per trattare l’epilessia”, spiega Holger Lerche, co-autore dello studio e direttore presso l’Istituto Hertie per la ricerca clinica sul cervello e direttore medico del Dipartimento di Neurologia dell’Università di Tubinga (Germania). “Una parte dell’epilessia di origine genetica può essere curata facilmente e con successo, un’altra invece risulta più difficile da trattare. Dipende, tra le altre cose, anche dalla gravità, maggiore o minore, con cui è colpito il paziente e dal fatto che, nella maggior parte dei casi, i pazienti più gravi rispondono anche meno bene ai farmaci” continua. “Anche in caso di epilessia focale, una forma di epilessia che interessa solo una determinata regione cerebrale (come per esempio a seguito di un ictus), il trattamento è possibile ed anche con ottimi risultati. Altre forme di epilessia invece, che causano convulsioni già nell’infanzia e nell’adolescenza, risultano spesso più difficili da trattare.”

In caso di farmacoresistenza può essere d’aiuto l’intervento chirurgico

Secondo le stime degli esperti circa un terzo dei pazienti non reagisce al trattamento farmacologico. I farmaci  sono stati per anni il ​​trattamento principale per l’epilessia: i così detti anti-epilettici, anti-convulsivi o farmaci anti-crisi. Secondo l’International League Against Epilepsy (ILAE) un paziente viene definito farmaco resistente qualora non risulti esente da crisi dopo il trattamento con due farmaci. “In questo modo però, vengono trattate solo le convulsioni e non la causa dell’epilessia”, afferma Lerche.

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Molto spesso l’intervento chirurgico per la cura dell’epilessia è più utile di quanto si ritenga, afferma il neurologo Holger Lerche.

In Germania sono oltre 600.000 le persone che soffrono di epilessia, in circa tre quarti dei casi gli episodi si sono verificati già durante l’infanzia. “L’epilessia è una malattia del cervello in cui si ripresentano crisi epilettiche non provocate ricorrenti, questa la definizione”, spiega Lerche: “Gli attacchi possono essere dovuti a diversi motivi. Le cause più comuni sono le lesioni al cervello come a seguito di tumori cerebrali, ictus o cicatrici. Altre cause per l’epilessia sono alcuni difetti metabolici, delle reazioni autoimmuni e la predisposizione genetica. “Le crisi di epilessia possono essere molto miti e risultare quindi impercettibili agli altri, come per esempio un attacco di nausea accompagnato da formicolio alle mani o da una leggera scrollata di spalle.

La forma più grave di attacco è la cosiddetta convulsione tonico-clonica generalizzata, in cui tutto il corpo è in preda a crampi e spasmi. “L’operazione è possibile nel caso in cui le crisi provengono da una regione del cervello ben determinata e che possa venire asportata chirurgicamente senza che ne risulti un danno permanente delle funzioni cerebrali. Se, per esempio, l’attacco epilettico ha origine nel centro linguistico, l’intervento non è possibile, altrimenti in seguito il ​​paziente non sarebbe più in grado di parlare.”

Rimuovere il fuoco tramite intervento chirurgico

Le forme di epilessia curabili tramite intervento chirurgico vengono chiamate epilessie focali perché hanno inizio in un punto specifico del cervello: il cosiddetto fuoco, l’area epilettogena, spiega Lark: “Dall’altra parte abbiamo le cosiddette epilessie generalizzate dove non è possibile determinare esattamente in quale punto tutto abbia origine. Dall’EEG sembra che inizi dappertutto e contemporaneamente. In questi casi non si può operare.”

È importante in questo caso distinguere tra epilessia generalizzata e convulsioni generalizzate: una crisi epilettica generalizzata può verificarsi secondariamente anche in caso di epilessia focale, dove l’attività epilettica che si dirama dal fuoco si diffonde poi in tutto il cervello. “In questi pazienti la rimozione del fuoco tramite intervento chirurgico fa cessare anche le convulsioni generalizzate. L’epilessia generalizzata, dove non è possibile individuare una focus da parte l’attività epilettica, non è operabile”, afferma l’esperto.

La localizzazione dell’origine delle crisi è possibile in primo luogo grazie all’osservazione dei sintomi all’inizio di un’attacco, come per esempio la contrazione di una parte del corpo nella regione corrispondente al centro del movimento. “Poi, tramite una risonanza magnetica ad alta risoluzione, si controlla se in quella determinata regione è presente una lesione”, chiarisce Lerche: “Inoltre si ricercano nell’EEG i segnali tipici dell’epilessia. Con questi tre metodi, di solito, si riesce ad individuare con esattezza l’area epilettogena, il focus epilettico.”

L’importanza di operare per tempo

Lo studio in questione, promosso e diretto dal direttore dell’Istituto neuropatologico dell’Università di Erlangen (Germania) Ingmar Blümcke, ha dimostrato per la prima volta con attendibilità quanto sia importante non aspettare troppo tempo prima di operare i pazienti. Le probabilità di eliminare gli attacchi sono risultate molto migliori in caso di intervento precoce. La mole di risultati raccolti dalla European Epilepsy Brain Bank ha reso possibile descrivere il tipo e la frequenza delle diverse lesioni cerebrali che causano l’epilessia e che possono essere trattate tramite intervento chirugico, spiega Lerche. Dopo l’intervento gli attacchi sono scomparsi nel 65% dei bambini e nel 58% degli adulti operati.

Per questo risulta così importante non aspettare troppo tempo prima dell’operazione: “purtroppo non è ancora possibile quantificare esattamente il “non troppo tempo”. Quel che è certo però è che la prognosi risulta significativamente peggiore per i pazienti che hanno avuto convulsioni per decenni prima di essere operati, rispetto a quelli sottoposti ad intervento chirurgico a distanza di pochi anni”, continua l’esperto. I medici dovrebbero inviare in tempi brevi i pazienti che non rispondono ai farmaci da un chirurgo specialista: “Quanto prima s’interviene tanto maggiori risultano le possibilità di recupero”.

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