Verrà un vaccino

23. gennaio 2018

Quasi nessun’altra cosa ha avuto sulla medicina una tale influenza quanto la possibilità di vaccinarsi contro le malattie. Al momento attuale si stanno cercando di sviluppare dei nuovi tipi di vaccini contro la psoriasi, l'allergia ai gatti, l'Alzheimer e persino il cancro - ed è solo l'inizio.

È molto meglio non contrarre una malattia piuttosto che doverla combattere. Ecco perché, quando è possibile, si vaccina. I campi di applicazione possibili si stanno ampliando sempre di più. Un esempio fra tanti: l’allergia ai gatti.

Un recente studio ha dimostrato che alcune componenti del virus del mosaico del cetriolo, molto diffuso in botanica, sono in grado di proteggere le persone da un’allergia ai gatti. Gli scienziati delle università di Dundee e Oxford riportano la notizia della creazione di un nuovo curioso e ben promettente vaccino nato dal comune vaccino antitetanico e da un virus vegetale.

Allergia ai gatti, psoriasi, morbo di Alzheimer

A questo scopo gli immunologi britannici si sono serviti del guscio proteico del virus del mosaico del cetriolo, un patogeno non umano. “Il virus del mosaico del cetriolo ha un guscio proteico particolarmente stabile che mantiene la sua forma anche quando vengono inseriti frammenti proteici estranei. Fatto che non avviene con molti altri virus.” spiega il direttore dello studio John Foerster, della Dundee University. In questo caso il frammento di proteine ​​estranee è una proteina del vaccino antitetanico. Questo aumenta il tasso di risposta al nuovo vaccino poiché attiva anche le cellule T che rispondono già al tetano.

“Il nuovo vaccino migliora la stabilità della risposta immunitaria in tutte le persone che sono già state vaccinate contro il tetano – e si tratta della stragrande maggioranza. Questo è necessario perché non tutte le persone, dopo la vaccinazione, riescono a produrre abbastanza anticorpi da risultare protette dalla malattia in questione”, spiega Foerster. Le aree di applicazione sono molteplici: il nuovo preparato è destinato a combattere la psoriasi, le allergie e forse anche l’Alzheimer.

“L’idea alla base è piuttosto semplice – afferma Foerster – per malattie come la psoriasi o gli  eczemi gli anticorpi sono il mezzo a disposizione più efficace sul mercato.” In caso di malattie croniche vengono prodotti anticorpi contro una determinata proteina endogena determinata. “Se si riesce a bloccare questa proteina i soggetti colpiti staranno molto meglio”, continua Foerster. Nel caso del vaccino contro la psoriasi, il nuovo principio sarà composto dal guscio virale dalla proteina del tetano a cui verrà aggiunta l’interleuchina 17. Quest’ultima risulta associata a diverse malattie autoimmuni, tra le quali anche la psoriasi.

Il nuovo vaccino stimola l’organismo a produrre degli anticorpi contro l’interleuchina 17. Nella sperimentazione animale il metodo ha già funzionato: se dovesse funzionare anche negli esseri umani, le frequenti e costose iniezioni di anticorpi potrebbero ben presto diventare un ricordo del passato. Nella sperimentazione animale il vaccino si è dimostrato efficace anche contro l’allergia al gatto. I ricercatori hanno già ricevuto il via libera per uno studio di fase I sugli esseri umani.

In linea generale questo nuovo principio di vaccinazione potrebbe venir utilizzato anche per la profilassi o per il trattamento del morbo di Alzheimer. Nel morbo di Alzheimer la proteina beta-amiloide reca gravi danni al cervello. Nei test effettuati però l’iniezione di anticorpi contro la proteina ha avuto scarso successo. Questo nuovo approccio potrebbe prevenire l’insorgenza della malattia stimolando l’organismo a produrre anticorpi prima che compaiano i sintomi.

Un vaccino universale contro l’influenza

In un prossimo futuro potrebbe anche arrivare un vaccino antinfluenzale maggiormente efficace per gli anziani. Con l’età il sistema immunitario umano cambia e proprio per questo motivo, a detta degli esperti, i vaccini antinfluenzali attualmente disponibili sono efficaci solo su un terzo degli anziani sopra i 65 anni. Il nuovo vaccino, basato su un meccanismo d’azione diverso, dovrebbe garantire una protezione più efficace dei vaccini convenzionali. Per stimolare il sistema immunitario umano a produrre anticorpi i vaccini attualmente in uso si servono delle proteine ​​superficiali del virus. La struttura virale però è in continua evoluzione ed il vaccino deve essere continuamente aggiornato. L’aggiornamento viene effettuato sulla base di previsioni scientifiche: nel caso in cui, dopo la preparazione del vaccino, la struttura virale cambi, viene meno la protezione.

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Finora per i vaccini antinfluenzali sono state utilizzate le proteine ​​di superficie del tipo pinhead. I nuovi approcci puntano sulle proteine capsidiche universali © Pixabay

In futuro questo problema non si presenterà più: il nuovo vaccino infatti si basa sulle proteine ​​dell’involucro del virus, e non come prima sulle proteine ​​di superficie distribuite, simili a punte di spillo. Almeno per quanto riguarda i virus dell’influenza A queste strutture proteiche rimangono invariate. Sebbene l’essere umano possa venire infettato anche da virus influenzali di tipo B, le infezioni da influenza A sono quelle responsabili della maggior parte dei casi, con i decorsi clinici più gravi e gli eventuali decessi.

Il nuovo vaccino stimola la produzione di cellule T specifiche per l’influenza anziché la produzione di anticorpi. Queste cellule T sono in grado di uccidere il virus non appena questo inizia a diffondersi nell’organismo. Normalmente ogni adulto dispone già di queste cellule T specifiche per l’influenza, di solito però non in numero sufficiente per difendersi adeguatamente dall’infezione influenzale. Alcuni studi effettuati in precedenza allo sviluppo del vaccino hanno dimostrato che queste cellule T sono in grado di combattere più di un tipo di virus influenzale. Basandosi su di essi i ricercatori hanno dedotto che il nuovo vaccino sarà probabilmente in grado di proteggere un numero maggiore di persone e di ridurre la gravità e la durata dell’influenza. Il vaccino ha già superato il controllo di sicurezza effettuato su 145 persone. Quest’inverno, in Inghilterra, ne verrà testata l’efficacia su dei volontari.

Un vaccino contro il cancro?

Attualmente è in fase di sviluppo anche un tipo di vaccino su misura contro il cancro. All’inizio dello scorso anno è stato presentato su Nature un nuovo approccio terapeutico contro il melanoma. Dopo aver determinato in ogni singolo caso quali fossero le mutazioni del melanoma, ad alcuni pazienti affetti da melanoma maligno in stadio avanzato sono state iniettate nei linfonodi fino ad otto iniezioni di mRNA, assemblate su misura. Per ogni paziente sono stati selezionati diversi antigeni tumorali specifici. Servendosi dell’mRNA appropriato il sistema immunitario dei pazienti è stato informato della presenza di questi neo-epitopi. L’approccio ha funzionato nella maggior parte dei pazienti – non sono stati segnalati effetti collaterali. Questo potrebbe anche dipendere dal fatto che, dopo un po’ di tempo, l’RNA viene degradato dall’organismo.

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Rappresentazione della regola ABCDE. A sinistra: melanoma. A destra: macchie della pelle e nei. (A) Asimmetria; (B) Bordo irregolare; (C) Colore: pigmentazione diversa, multicolore; (D) Dimensioni: estensione superiore ai 5 mm e aumento di diametro. Stevenfruitsmaak – National Cancer Institute tramite Skin Cancer Foundation, Wikimedia Commons

“Usiamo l’RNA come messaggero per introdurre degli antigeni tumorali individuali direttamente nelle cellule dendritiche”, spiega il Dottor Ugur Sahin al FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung, quotidiano tedesco). Le cellule dendritiche presentano gli antigeni ad altre cellule immunitarie e stimolano così una risposta immunitaria. “Il nostro RNA imita i virus e provoca in questo modo una potente risposta immunitaria – in caso contrario il sistema immunitario si preoccuperebbe assai poco delle cellule tumorali”, continua Sahin.

In questa terapia ogni singolo mRNA è adattato alle esigenze del paziente. Il numero degli antigeni coinvolti in un tumore è assai variabile – tutto è possibile: in alcuni casi pochissime, in altri fino 100 mutazioni. Persino le cellule tumorali possono cambiare. Sahin è fiducioso e ritiene che in futuro queste difficoltà potranno essere superate: “Arriveremo al punto in cui sarà normale sequenziare le cellule tumorali per adattare il trattamento, proprio come lo è, al giorno d’oggi, effettuare un emocromo”, ha dichiarato al FAZ. Oggi, in media, ci vogliono ancora 68 giorni prima che si arrivi a produrre un farmaco per il melanoma su misura per un paziente.

A Tubinga (Germania), una nuova azienda di biotecnologie è già al lavoro affinché il periodo necessario al  processo possa ridursi a poche settimane. L’offerta è destinata ad ampliarsi dirigendosi anche ai i tumori al seno, alla testa e al collo. Dopo l’approvazione del primo vaccino contro il cancro è necessario che le grandi aziende farmaceutiche si interessino a questa nuova tecnologia. Solo loro infatti posseggono le risorse finanziarie necessarie per sviluppare questa tecnologia su larga scala.

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