Depressione: aiuto offline

19. settembre 2017

Circa un paziente su dieci di un medico di base mostra segni di depressione. Pochissimi iniziano una terapia. Un nuovo metodo di trattamento prevede l’adozione di un servizio online destinato a fornire aiuto prima che si manifesti una grave depressione.

La disforia non sempre sfocia nella depressione, ma può esserne un precursore. Non è chiaro in questo caso a che punto inizi una grave depressione e se una leggera depressione o un umore depressivo necessiti già di cure.

I confini tra la depressione sub-clinica e una depressione unipolare classica sono fluidi e variano secondo le linee guida attualmente in vigore.

Precursori trascurati della depressione?

Circa un paziente su dieci di un medico di base mostra segni di depressione, ma solo pochi si rivolgono alle cure di uno specialista. Secondo Detlev Ganten, presidente del Summit Mondiale della Sanità, più della metà delle persone depresse non riceve un trattamento adeguato perché la malattia non viene presa sul serio da parte dei medici e dei pazienti. Ma anche quando si ricorre a una terapia, possono sorgere problemi, soprattutto nei casi più gravi: nel lungo periodo gli antidepressivi sono utili per meno di un terzo di questi pazienti.

I principi attivi impiegati o i loro derivati ​​sono di solito in uso da più di mezzo secolo, non agiscono specificamente e aiutano solo alcuni malati. La depressione è la malattia dalla durata più lunga nel corso di una vita intera. Data l’insufficienza delle cure, la prevenzione è quindi ancora più importante. Il trattamento dovrebbe iniziare anche in presenza di sintomi di depressione di basso grado, prima che la malattia si trasformi in una forma grave.

Depressione subclinica, depressione sottosoglia o distimia: chi cerca queste parole chiave, trova solo pochi studi in proposito. Negli ultimi due anni, tuttavia, sono apparsi due importanti studi nel Journal of American Medical Association (JAMA), ognuno dei quali descrive il trattamento psicoterapeutico della malattia prima che diventi veramente pericolosa: mentre lo studio anglo-americano ha reclutato pazienti anziani, i ricercatori dell’Università di Erlangen-Norimberga (Germania) hanno osservato soggetti con un’età media di circa 45 anni.

Incoraggiamento attraverso una telefonata settimanale

Nel primo dei due studi, nell’ambito anglo-americano si è dimostrato utile il cosiddetto modello di “Collaborative Care”, in cui la cura psicoterapeutica è integrata nell’assistenza primaria. Un “Care Manager” monitora il trattamento sotto la responsabilità di uno psicoterapeuta. In questo studio di 705 pazienti con depressione di grado minore di età superiore ai 65 anni, Simon Gilbody dell’Università di York e i suoi colleghi hanno confrontato la normale assistenza del medico di base con l’approccio di cura integrato, costituito in questo caso da telefonate settimanali da parte del Care Manager.

Nella prima unità, specialista e paziente si incontravano personalmente, dopo di che, con un colloquio telefonico di mezz’ora, si incoraggiava il paziente a incrementare i propri contatti sociali e a ridurre i periodi depressivi con hobby e altre attività. Dopo quattro mesi e dopo un anno, gli scienziati hanno misurato tramite un questionario l’effetto di questo intervento a breve termine.

Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti trattati in questo modo dopo quattro mesi ottenevano risultati migliori di 1,3 punti su una scala di nove punti. Anche dopo un anno, questa differenza è rimasta stabile. La dimensione dell’effetto di 0,3 corrisponde ai risultati di studi simili in casi di depressione grave. Il rischio di soffrire di depressione grave, in questo caso, è sceso di un terzo. L’intervento relativamente semplice non solo ha ridotto il rischio, ma ha anche contribuito a combattere paure e limitazioni funzionali nella vita quotidiana a causa della depressione lieve. In un commento a questo studio, Kurt Kroenke del Regenstief Institut di Indianapolis elogia il fatto che questo intervento breve ed economico di attivazione comportamentale sia evidentemente ben adatto a impedire il passaggio ad una forma più grave della malattia.

Programma di auto-aiuto online

A questo risultato giunge anche il secondo studio tedesco di oltre 400 partecipanti, che al posto del telefono ha usato un programma interattivo online. Anche in questo caso, i direttori dello studio hanno confrontato un programma psicoterapeutico “normale” di aiuto-aiuto su web con un trattamento personale da parte di un tecnico on-line, che conteneva elementi di terapia cognitivo-comportamentale.

I partecipanti ricevevano i compiti che il supervisore esaminava individualmente e a cui rispondeva di conseguenza. Un totale di sei sessioni di 30 minuti dovrebbe aiutare il paziente, idealmente due a settimana. Dodici mesi dopo, i ricercatori hanno analizzato i risultati sulla base di interviste telefoniche strutturate con i partecipanti, per vedere se la depressione fosse diventata da lieve a grave.

Non tutti vogliono una terapia

Nel programma di auto-aiuto semplice era il caso di 41 dei 100 soggetti. Se il tecnico online partecipava attivamente alla terapia, la percentuale scendeva al 27 per cento. Il rapporto di rischio calcolato è pari a 0,59. Il programma intensivo può così evitare una grave depressione entro un anno ogni sei pazienti.

Tuttavia, il 28 o 41 per cento sono cifre di rischio alte per l’esacerbazione della depressione lieve. Altri studi riportano dal 10 al 20 per cento circa. Forse, ciò è dovuto anche alla selezione dei partecipanti. Per lo studio sono stati considerati solo soggetti con limitazioni funzionali nella vita quotidiana, selezionati tra i file di una grande assicurazione sanitaria pubblica. Infine, non esiste una definizione di consenso per una depressione subclinica, per cui anche in questo caso il punto di partenza è diverso tra gli studi.

Non tutti coloro che, seppure per un periodo prolungato, sono alle prese con pensieri oscuri desiderano sottoporsi a una terapia. Solo con un’adeguata determinazione il successo di un tale intervento è davvero percepibile.

La prevenzione paga

La questione se abbia più senso attendere, in caso di sintomi lievi perduranti di depressione, oppure iniziare immediatamente una terapia, non trova attualmente risposta a causa della mancanza di dati. I risultati finora suggeriscono che nei pazienti con malattia subclinica gli antidepressivi non funzionano meglio del placebo. In questo senso il metodo psicoterapeutico sembra superiore a quello farmacologico. Se la terapia basata sul web sia anche più economica rispetto al trattamento tradizionale è oggetto di studi in corso.

Nel loro articolo nel Journal of Medical Internet Research, gli autori sottolineano il vantaggio economico indiscutibile di un trattamento basato sul web: hanno calcolato i costi aggiuntivi per i 200 partecipanti della terapia intensificata e personalizzata per ogni paziente a circa 136 euro per le sei sedute suddette, la maggior parte dei quali va al tecnico che ha impiegato un totale di circa tre ore per partecipante. D’altro canto ci sono gli anni aggiuntivi senza depressione e la qualità della vita preservata, calcolati tramite le interviste standardizzate con i partecipanti.

Un soggetto colpito da depressione deve aspettare circa tre mesi in media prima di ottenere un posto di terapia con uno specialista. Poi ci vuole quasi un altro trimestre prima di iniziare il trattamento vero e proprio. Per non lasciare progredire la fase iniziale di una depressione, sono quindi necessarie azioni tempestive.

2 valutazioni (5 ø)
Medicina, Psichiatria

2 commenti:

Doctor Croatto Tiziano
Doctor Croatto Tiziano

Ci sono studi di confronto fra i diversi tipi di approccio cognitivo comportamentale e psicoterapeutico e fra questi e l’approccio farmatologico?

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Collaboratore/-trice di DocCheck
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