Il ghigliottinatore: trapianto di testa

8. agosto 2017

Alla fine dell'anno un neurochirurgo eseguirà un trapianto di testa, combinando la testa di un paziente paralizzato con un nuovo corpo. La medicina è ancora scienza medica? Questa domanda non se la pongono più solo i profani ma ora anche gli scienziati di alto livello.

Che cosa significa tutto ciò? Se lo è domandato anche l’autore quando la redazione gli ha chiesto di scrivere un articolo sul trapianto di un intero corpo a una testa – o viceversa? Una testa che vive sul corpo di un donatore cerebralmente morto? Chi ne trae beneficio? O è solo la follia di un medico malato di pubblicità? L’autore ha letto e raccolto fatti e articoli scientifici sull’argomento e preferisce lasciare ai suoi lettori il giudizio finale sul senso e l’assurdità di un tale intervento.

Follia o spirito pionieristico?

Anche la redazione della rivista scientifica riconosciuta Surgery, secondo le dichiarazioni dell’editore, ha avuto scrupolo a pubblicare nel proprio periodico i manoscritti di un “mini-simposio” sull’argomento. Il rischio era l’’accusa di “sensazionalizzazione”. “Troppi problemi – io non credo che una cosa del genere riuscirà mai”, dichiara Harry Goldsmith, neurochirurgo presso l’Università della California, uno dei pochi che è riuscito a riportare alla deambulazione una persona con una grave lesione del midollo spinale.

Se scomponiamo il trapianto in singole parti, gli ostacoli non sembrano nemmeno così insormontabili. Infatti, una simile dichiarazione di “non promettente” si affermava anche prima del primo trapianto di rene negli anni ’50 e successivamente con il primo trapianto di cuore. Nel frattempo, i medici trapiantano quasi di routine mani intere e anche il trapianto del volto ora ha raggiunto diverse decine di interventi chirurgici di successo. Già alla metà del secolo scorso, nei media fece scalpore il caso di un cane a due teste, che poteva sia abbaiare sia mangiare. A causa del rigetto, però, l’animale sopravvisse solo poche settimane.

Qualcosa di simile è successo ai ricercatori che negli anni ’70 si sono avventurati nel trapianto di una testa di scimmia, ma senza collegare il midollo spinale al cervello. Le scimmie rhesus rimanevano paralizzate, sebbene le abilità sensoriali come il gusto e l’udito o muscoli facciali funzionassero ancora. Nel 2013 finalmente Sergio Canavero, un neurochirurgo di Torino, ha fatto parlare di sé quando ha annunciato la prospettiva di un simile intervento anche per gli esseri umani, entro la fine del 2017. Ha informato i colleghi dettagliatamente dei suoi piani in un incontro di ortopedici e neurochirurghi americani e dell’International College of Surgeons ad Annapolis due anni fa.

Immunosoppressione e ipotermia

Il collegamento dei nervi del midollo spinale sembra essere attualmente il più grande problema finora non ancora risolto per un tale trapianto, sebbene Canavero abbia già presentato un piano dettagliato per la procedura. Con l’esperienza del trapianto di vari organi e anche di tessuti misti (ad esempio, nel caso di un’intera mano) sarebbe possibile riprendere il controllo delle reazioni graft-vs-host degli immunosoppressori contro la testa. Inoltre, si potrebbe indurre una tolleranza attraverso il chimerismo risultante. Tuttavia, non esistono ancora dati affidabili di una tale “educazione” dei timociti, attraverso un trapianto autologo del midollo osseo o di cellule dendritiche dopo l’intervento chirurgico. Canavaro stesso favorisce gli immunosoppressori tacrolimus e sirolimus insieme a belatascept. In base ai dati pregressi, il sirolimus potrebbe anche svolgere un ruolo nel recupero delle connessioni nervose tra il midollo spinale e il cervello.

Il collegamento tra grandi e piccoli vasi per l’apporto di sangue al cervello rappresenta per il chirurgo un problema di tempistica. Al fine di non interrompere per troppo tempo l’erogazione di ossigeno al cervello, deve operare velocemente. Negli esperimenti con i topi del collega cinese di Canavero, Xiaoping Ren, questo ha funzionato abbastanza bene quando ha prodotto un collegamento trasversale del corpo del donatore con la carotide e la vena giugulare attraverso un tubo corto. Riflessi ed EEG indicavano quindi funzioni normali. Per riuscire ad avere un po’ più di tempo, il corpo e la testa devono essere raffreddati. Come si può vedere negli esperimenti sulle scimmie, una temperatura di 29-33 °C è sufficiente per ridurre il tasso metabolico a tal punto che la breve interruzione del flusso sanguigno non produca alcun danno.

Adesivo nervoso PEG

Come si può allora recuperare il collegamento dal midollo spinale al cervello, data la mancanza di speranza in molti casi di tetraplegia? Il neurochirurgo italiano si basa su un taglio netto pulito durante la separazione e sull’irrorazione delle terminazioni nervose con PEG (polietilenglicole), che supporterà la crescita contemporanea delle terminazioni. La tecnica è stata sviluppata da un gruppo di ricerca tedesco, guidato da Hans Werner Müller dell’Università di Düsseldorf (Germania). Tuttavia, egli non crede che l’applicazione pratica al midollo spinale umano riuscirà così presto. Canavero ha illustrato altre possibilità in una pubblicazione, con il trapianto di cellule staminali neuronali nel punto di taglio. Infine, egli evidenzia anche risultati positivi con cellule olfattive di rivestimento in pazienti con traumi del midollo spinale. Gli esempi di due pazienti per la riparazione di un midollo spinale reciso nel 2005 e nel 2014 dovrebbero servire come riferimento per l’argomentazione. I chirurghi hanno tagliato ed eliminato il tessuto cicatriziale sulla lesione e hanno unito le terminazioni nervose. In entrambi i casi, sono ricresciute insieme e hanno consentito ai pazienti il controllo degli arti con una sezione trasversale di T6/T7 e T9. Senza tessuto cicatriziale, sostiene Canavero, la fusione delle terminazioni nervose è molto più veloce.

Dopo un anno di nuovo in piedi

Quale sarebbe il decorso di un tale primo trapianto di testa? Dopo il primo taglio si dovrebbero identificare, caratterizzare e preparare le principali strutture anatomiche, partendo da muscoli, vasi sanguigni, trachea, esofago, gola e nervi, e poi la parte posteriore dei muscoli del collo, i vasi della testa ed infine la colonna vertebrale, che nel trapianto viene collegata all’altra estremità tramite una piastra stabile. Una macchina cuore-polmone rileverebbe per breve tempo la circolazione sanguigna della testa mozzata. Alla fine della preparazione e all’inizio del nuovo collegamento tra la testa e il corpo si eseguirebbero il taglio e la riconnessione del midollo spinale. Quindi il chirurgo ricollegherà le strutture rimanenti in ordine inverso, cominciando dai vasi sanguigni più importanti. Per la guarigione, in particolare di un trauma neurale, il paziente dovrebbe inizialmente riposare per un paio di settimane in un coma indotto ed essere alimentato tramite sonda gastrica. Gli elettrodi impiantati contribuiscono a creare una stimolazione regolare delle fibre nervose. La riabilitazione, analogamente alle vittime di traumi con lesione spinale, deve guidare il percorso verso uno stato normale.

Canavero ha annunciato gli obiettivi ambiziosi dei suoi piani: eloquio subito dopo il risveglio e controllo dei muscoli facciali. Nel giro di un anno, il paziente sarà in grado di camminare di nuovo. “Abbiamo dimostrato tutto quello che si doveva mostrare”, dichiara il neurochirurgo nei suoi tentativi di dimostrare sicurezza. L’intera procedura sarebbe già stata ampiamente testata su cadaveri. Tutto sarebbe pronto per la grande recisione a dicembre di quest’anno…

Fuga dal comitato etico?

… a condizione che un comitato etico acconsenta a questo intervento di enorme portata. Perché molti hanno i loro dubbi. Tutti i risultati e i dati significativi finora sono stati raccolti in esperimenti su animali, oppure sono riusciti solo in singoli pazienti. Solo in rari casi, diversi gruppi di ricerca hanno confermato le conclusioni provvisorie. Ad esempio, John Barker della Columbia University ritiene che non siano stati affrontati gli ostacoli del rigetto nel lungo periodo; le conseguenze, ad esempio con la variazione della barriera emato-encefalica, non sono prevedibili. Secondo alcuni neurochirurghi, una riconnessione del midollo spinale deve innanzitutto essere testata nei paraplegici. Perché una volta iniziata la procedura, non esiste più una strategia di “uscita”.

Anche in queste circostanze, però, il russo Valeri Spiridonov sarebbe disposto a sottoporsi all’intervento. Soffre della malattia di Werdnig-Hoffmann, una forma di atrofia muscolare spinale e a 33 anni scambierebbe volentieri il suo corpo con uno nuovo. Secondo le ultime notizie, Canavero nel frattempo ha già cambiato i suoi piani per il luogo e il volontario. Ora l’operazione si svolgerà in Cina – forse perché là l’accusa di violazioni dell’etica medica non è così severa? È ammissibile il consenso informato per un intervento per cui quasi tutti gli esperti ritengono che le possibilità di successo siano estremamente basse? Così si è pronunciata di recente con un commento anche la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Harvard.

Domande fondamentali

Un progetto del genere, come questo di Sergio Canavero, vale la vita di innumerevoli animali? La procedura non dovrebbe essere preceduta da un ampio dibattito su problemi tecnici, medici ed etici di un tale intervento? Quanto cambierà la personalità del destinatario di un nuovo corpo dopo l’intervento chirurgico, qualora avesse successo? Un ampio dibattito su questi temi fondamentali era già in corso prima del primo trapianto di un volto 12 anni fa. Nella maggior parte dei casi, l’operazione finora ha avuto esito positivo. Lo scopo di questo articolo è avviare tale discussione sul trapianto di testa su DocCheck.

Quanto sia importante per il medico italiano, lo dimostra la sua collaborazione con una società di informatica americana. Alla fine dello scorso anno la società ha presentato un dispositivo con occhiali per la realtà virtuale, che deve abituare il paziente in questione prima ad una nuova esistenza con un corpo completamente funzionante, per prevenire un trauma psicologico dopo la riuscita dell’intervento chirurgico.

1 valutazioni (5 ø)


Copyright © 2019 DocCheck Medical Services GmbH
Lingua:
Seguire DocCheck: