Osteoporosi: la diminuzione della densità ossea è uguale per tutti

5. settembre 2012

L’osteoporosi è più frequente nelle donne che hanno avuto una menopausa precoce. Ci sono però anche molte donne giovani che hanno una densità ossea troppo ridotta. Per loro esistono soltanto terapie Off-Label.

Uno studio prospettico a lungo termine basato sulla popolazione condotto su 390 donne ha confermato quanto supposto: il rischio di osteoporosi, quello di fratture legate all’osteoporosi così come il rischio di morte legata all‘età, sono tanto più elevati quanto più precoce è stata la menopausa. Di per sé questo non rappresenta niente di nuovo: una menopausa precoce comporta un precoce abbassamento degli estrogeni e di conseguenza un‘attivazione precoce degli osteoclasti, le cellule del riassorbimento osseo. Ciò nonostante ci sono anche degli studi, i cui risultati stabiliscono che non esiste nessun rapporto tra l’età d’inizio della menopausa e la densità ossea nell’anzianità.

Nella ricerca, di recente pubblicazione, condotta da O. Svejme ed i suoi colleghi della Clinical and Molecular Osteoporosis Unit alla Clinica universitaria Skåne a Malmö/Svezia, nel 1977 sono state reclutate per lo studio alcune donne che sono state nuovamente sottoposte ad analisi dopo, rispettivamente, 29 e 34 anni. Già a 48 anni le donne che avevano avuto una menopausa precoce (menopausa a 42 anni) presentavano, in media, una differenza standard di 0,4 di densità ossea inferire, rispetto alle donne che erano entrate più tardi in menopausa (menopausa a 47 anni, o successiva). All’età di 77 anni il 56% delle donne entrate precocemente in menopausa soffriva di osteoporosi, contro il 30% delle donne entrate in menopausa più tardi. Anche il confronto tra l’incidenza di fratture e il tasso di mortalità forniva un quadro simile.

Il rischio di fratture più elevato però non è da ricondurre solo alla densità ossea ridotta. Sembra che dipenda anche da altri fattori come lo stato della muscolatura o le funzioni neuromuscolari. Forse le cause del fenomeno vanno ricercate già nella gioventù.

L‘osteoporosi nelle giovani non è rara

L‘osteoporosi viene considerata ancora oggi principalmente una malattia che colpisce le vecchie signore. Eppure sono molte le donne giovani che ne sono affette. “Nel mio ambulatorio il 60% dei pazienti sono donne in post-menopausa, il 25% circa uomini, ed il 15 fino al 20% donne in età anteriore alla menopausa”, spiega il Prof. Dr. med. Reiner Bartl, direttore del Centro per l‘osteoporosi München am Dom. “Il problema delle giovani malate di osteoporosi è che, per il trattamento, non esistono farmaci autorizzati. La terapia a base di bifosfonati, avviene per le donne non ancora inmenopausa Off-Label, perché le case farmaceutiche hanno paura dei problemi legati alla gravidanza e l’allattamento“, aggiunge.

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Le cause per una ridotta densità ossea già in giovane età sono molteplici: “Ragazze e donne con un menarca tardivo, anoressia e squilibri ormonali, donne con malattie gastrointestinali come la Colitis ulcerosa presentano spesso una densità ossea inferiore”, spiega il Prof. Bartl basandosi sulla sua esperienza. Altrettanto colpite sono le donne che soffrono di reumatismi, trattate con cortisonici, di epilessia, che assumono farmaci antiepilettici, o di sclerosi multipla. Vanno aggiunti i tipici fattori di rischio come l’apporto insufficiente di vitamina D e di calcio, l’esercizio fisico ridotto ma anche quello eccessivo. Le atlete che praticano sport a livello agonistico tenderebbero, in seguito a squilibri ormonali e amenorrea, ad avere una densità ossea ridotta.

Deficit di vitamina D in gravidanza

La gravidanza non rappresenta di per sé un fattore di rischio per l’osteoporosi, “eppure al giorno d’oggi molte giovani affrontano la gravidanza con carenze di calcio ed in particolare di vitamina D. In caso che siano costrette a stare a riposo o ad assumere cortisonici si può arrivare rapidamente ad un’osteoporosi gravidica”, il Prof. Bartl ci spiega la relazione. In media il calo di densità ossea in gravidanza è del 2–5%. Seguito da un periodo di allattamento di circa 6 mesi con la perdita di un ulteriore 1,5–4%. Per questo motivo esperti come il Prof. Bartl suggeriscono che nell’ambito delle analisi di accertamento eseguite in gravidanza venga valutato anche il livello di vitamina D. In alternativa si potrebbe prescrivere alle gestanti all’inizio della gravidanza l’assunzione di 1000 unità internazionali (UI) di vitamina D che, a questo dosaggio, non ha effetti collaterali indesiderati.

Mancano le direttive per il trattamento delle donne giovani

Il PD Dr. med. Vanadin Seifert-Klauss del Centro interdisciplinare per l‘osteoporosi dell‘ università tecnica di Monaco di Baviera alla Klinikum Rechts der Isar, ed anche il suo collega Bartl fanno notare il bisogno urgente di direttive per la diagnostica e la terapia delle pazienti più giovanied anche, allo stesso tempo, la necessità di sensibilizzare le giovani donne sul tema della salute ossea. “Tutti conoscono i valori della propria pressione sanguinea e la maggior parte anche del proprio livello di colesterolo e quello della densità ossea invece?” domanda in modo provocatorio il Prof. Bartl. Non è necessario uno screening della densità ossea su vasta scala per riconoscere in tempo i soggetti a rischio. Basterebbe semplicemente misurare la densità ossea, anche in giovane età, di quelle donne che presentano fattori di rischio–nei casi di ereditarietà o malattie croniche. I ginecologi, in particolar modo, sarebbero la persona di riferimento ideale poiché le donne frequentano regolarmente gli ambulatori ed essi, in linea di massima, sono a conoscenza delle loro malattie di base. Così come sarebbero i medici più indicati a cui rivolgersi anche in caso di desiderio di maternità, gravidanza ed osteoporosi.

Nelle donne giovani l‘osteoporosi viene trattata solo quando, oltre all’accertamento della malattia tramite misurazioni tecniche, avvengono delle fratture. Da questo momento si rende necessaria anche la terapia, sostiene il von Prof. Bartl, si andrebbe altrimenti inevitabilmente incontro ad ulteriori fratture. Il trattamento viene effettuato con i farmaci standard: i bifosfonati che inibiscono il processo di riassorbimento osseo da parte degli osteoclasti. Un’unica infusione endovenosa annuale ha effetti migliori sulle ossa e rappresenta per le pazienti un’alternativa più vantaggiosa rispetto, per esempio, alla regolare assunzione di farmaci una volta alla settimana. Terapia che andrebbe supportata dall’assunzione di vitamina D.

Ne soffrono anche gli uomini

Così come le donne giovani ci sono anche degli uomini giovani che soffrono di osteoporosi. Per loro però i bifosfonati in uso corrente sono ritenuti adatti indipendentemente dall‘età. Anche la quantità di uomini anziani malati di osteoporosi è in aumento: poiché gli uomini raggiungono età sempre maggiori. L‘inizio dell’osteoporosi avviene però circa dieci anni dopo rispetto alle donne anziane. Ciò dipende dal fatto che gli uomini hanno una densità ossea maggiore, la così detta Peak bone mass, hanno anche l’ossatura più grande e, non entrando in menopausa, non incorrono nell’ improvviso abbattimento degli ormoni sessuali che ne consegue. Negli uomini eppure il calo della densità ossea viene trattato più raramente: in uno studio dell’University of New South Wales a Sydney rileva che (solo) un terzo delle donne ed un decimo degli uomini aventi la stessa età vengono sottoposti a terapia contro l’osteoporosi a seguito della prima frattura.

L’associazione tedesca per la geriatria (Deutsche Gesellschaft für Geriatrie, DGG,) e l’associazione tedesca per l‘alimentazione (Deutsche Gesellschaft für Ernährung) raccomandano agli anziani a partire dai 60 anni l’assunzione quotidiana di 800 IE di Vitamina-D come integratore alimentare. Altri esperti propendono per 1000-2000 IE. In vecchiaia la facoltà della pelle di produrre la vitamina D3 diviene di tre o quattro volte inferiore (paragonato ad un uomo di 20 anni), andando incontro ad una carenza che incrementa la possibilità di fratture. In uno studio pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine si dimostra che gli anziani che assumono vitamina D3, camminano meglio, cadono più raramente e incorrono meno in fratture. Nell’ambito della terapia per l’osteoporosi c’è urgente bisogno di mettere tutti pazienti sullo stesso piano: i giovani devono poter venir curati altrettanto bene come gli anziani e gli uomini come le donne.

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2 commenti:

Dr CORNELIA EICKMEYER
Dr CORNELIA EICKMEYER

Molto chiaro. Ho una paziente che ha sviluppato una importante scoliosi da osteoporosi severa in gravidanza. Da allora è in terapia “off label” con Bisfosfonati, Calcio, Vit.D. Purtroppo in queste condizioni non puo affrontare una seconda gravidanza. Esiste un centro di consulenza per questi casi in Italia ?
Grazie

#2 |
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ottimo

#1 |
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