Preparati di calcio: calcificanti insidiosi

13. dicembre 2016

Molte persone ricorrono agli integratori di calcio per soddisfare il fabbisogno quotidiano. Secondo un nuovo studio, però, tali preparati aumentano il rischio di variazioni aterosclerotiche e quindi anche di cardiopatie. È più adatta un'alimentazione ricca di calcio.

Nel corpo umano si trova circa un chilogrammo di calcio, di cui circa il 99 per cento è legato nelle ossa come idrossiapatite (Ca5[PO4]3OH). Inoltre, il minerale è coinvolto nella conduzione degli impulsi a livello di cellule nervose, nella coagulazione del sangue e nella contrazione muscolare. La quantità di calcio necessaria per l’organismo dipende principalmente dalle esigenze del metabolismo osseo. Di norma è compresa tra 800 e 1200 mg al giorno. Tuttavia, durante la gravidanza e l’allattamento e dopo la menopausa può anche raggiungere i 1500 mg al giorno. Questo fabbisogno può essere soddisfatto con una dieta ricca di calcio o con integratori speciali.

Risultati delle ricerche precedenti

I dubbi circa l’effetto positivo degli integratori di calcio sono stati resi pubblici per la prima volta nel 2010. Un gruppo di lavoro, diretto da Ian Reid dell’università neozelandese di Auckland, aveva valutato allora undici studi, per un totale di 12.000 pazienti, concludendo che gli integratori di calcio aumenterebbero il rischio di infarto cardiaco del 30 per cento, indipendentemente da sesso, età e tipo di integratore. Quindi, se 1.000 persone, a causa di osteoporosi, assumono per cinque anni calcio sotto forma di compresse, statisticamente ciò può impedire 26 fratture ossee, ma con 14 partecipanti in più colpiti da infarto cardiaco e 10 in più da ictus e con 13 decessi in più rispetto al gruppo di soggetti non sottoposti all’integrazione di calcio. Il problema di questa analisi, tuttavia, era che in realtà questi studi esaminavano fattori come la densità ossea e il tasso di fratture e che gli autori avevano invece acquisito il dato relativo agli attacchi cardiaci solo come effetto collaterale.

Anche altri ricercatori si sono dedicati al tema del calcio. I ricercatori statunitensi di Bethesda (Maryland), ad esempio, nel 2013 hanno analizzato uno studio prospettico di coorte di 388.000 americani. Secondo questo studio, nel gruppo che assumeva integratori di calcio, dopo 12 anni era deceduto il 20% in più di uomini rispetto al gruppo di controllo. I ricercatori non hanno rilevato alcuna relazione tra la dose e i casi di decesso a causa di eventi cardiovascolari, quando il calcio era assunto solo attraverso l’alimentazione. Il motivo di ciò sarebbe da ricercarsi nel fatto che i livelli permanentemente elevati di calcio favoriscono il deposito di fosfato di calcio nei vasi sanguigni, da cui deriva l’ipotesi degli scienziati. Altri studi non hanno rilevato alcuna prova per cui il rischio di malattie aterosclerotiche aumenti a causa dell’assunzione di compresse di calcio.

Dati acquisiti attraverso questionari e tomografia computerizzata

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L’autrice dello studio, la dott.ssa Erin Michos. Per gentile concessione di John Hopkins Medicine

Il gruppo guidato da Erin Michos della John Hopkins University ha esaminato in che modo gli integratori di calcio influiscano sulla formazione di placche. I dati sono stati acquisiti dallo studio multietnico sull’aterosclerosi, un progetto di ricerca a lungo termine con oltre 6.000 partecipanti, in cui è stata coinvolta tra gli altri la John Hopkins University. Lo studio è stato finanziato dal National Heart, Lung and Blood Institute e sponsorizzato dal National Center for Research Resources e il National Institute of Neurological Disorders and Stroke.

Dei 6000 partecipanti, circa 2.700 all’inizio dello studio avevano risposto a 2000 domande sulle loro abitudini alimentari e specificato se e quali farmaci assumevano. Inoltre, sono stati misurati i depositi di calcio nelle arterie coronarie all’inizio e alla fine dello studio (dopo dieci anni). La motivazione di tale procedura è che i sali di calcio e il carbonato di calcio possono essere incorporati nei tessuti. Il deposito nelle ossa o nei denti, per esempio, è un processo fisiologico. Se il minerale però si deposita nei vasi sanguigni, si possono formare placche aterosclerotiche. La conseguenza sono malattie come l’infarto cardiaco o la morte cardiaca improvvisa.

Indicazioni sull’aumento del rischio di formazione di placche causate dagli integratori di calcio

A seconda della quantità di calcio assunta giornalmente attraverso la dieta o sotto forma di compresse, i partecipanti sono stati assegnati a uno dei cinque gruppi. Per l’analisi, il gruppo diretto da Erin Michos ha considerato anche fattori demografici (tra cui età, sesso e razza) e stile di vita, che aumentano il rischio di malattie cardiache (compresi pressione arteriosa, glicemia, fumo e peso). Infine, hanno confrontato il gruppo dei partecipanti che assumeva la massima quantità di calcio (più di 1.400 mg al giorno) con quello che ne assumeva la quantità minima (meno di 400 mg al giorno).

In media, i partecipanti del gruppo ad alto contenuto di calcio assumevano circa 2100 mg e il gruppo a basso contenuto di calcio circa 300 mg. Secondo gli autori, il rischio di calcificazione delle arterie coronarie nei partecipanti che assumevano più di 1400 mg di calcio era in media del 27 per cento più basso. Pertanto, l’improbabilità del rischio di malattie cardiache è pari al 27 per cento.

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Le verdure come i broccoli, le nocciole e le noci del Brasile e i latticini contengono molto calcio e dovrebbero, secondo lo studio, proteggere il cuore © Anka Albrecht, flickr

Nella fase successiva, i ricercatori hanno considerato la modalità di assunzione del calcio: attraverso la dieta o sotto forma di compresse. Nel complesso, il 46 per cento dei partecipanti allo studio assumeva integratori di calcio. Anche in questo caso, nella valutazione i ricercatori hanno considerato sia fattori demografici, sia stile di vita.

Il risultato: i soggetti che assumevano integratori presentava un rischio maggiore del 22 per cento di depositi di calcio nelle arterie coronarie. Nei partecipanti che seguivano un’alimentazione ricca di calcio (oltre 1000 mg al giorno), i ricercatori hanno rilevato un rischio minore di sviluppare malattie cardiache. Secondo il co-autore Anderson dell’Università del Nord Carolina, questi risultati indicherebbero che il corpo umano reagirebbe in modo diverso a un integratore rispetto alla sostanza minerale “naturale” e lo utilizzerebbe anche in maniera differente. Gli scienziati hanno espresso l’ipotesi che il sale di calcio contenuto negli integratori sia il motivo dei diversi risultati. Tuttavia, sarebbe anche possibile che attraverso l’assunzione di compresse l’organismo riceva in una sola volta una grande quantità di sostanza minerale.

Limitazioni dello studio

“Sulla base dei risultati possiamo dire ai nostri pazienti che una dieta sana per il cuore con alimenti ricchi di calcio non sembra essere nociva e che potrebbe addirittura proteggere il cuore. Tuttavia, prima della pianificazione dell’assunzione di calcio, i pazienti devono assolutamente parlare con il proprio medico per verificare se ne hanno bisogno e se il dosaggio è corretto”, conclude l’autrice dello studio Erin Michos.

Va notato che gli studi in cui i partecipanti sono sottoposti a intervista solo all’inizio e alla fine ed esaminati due volte mediante tomografia computerizzata, non sono particolarmente accurati. Inoltre, non è ancora chiaro in che modo gli integratori di calcio favoriscano la formazione della placca. Infatti, la calcificazione avviene in funzione di altri processi, che alla fine portano al deposito della sostanza minerale nei vasi sanguigni, anche quando la concentrazione di calcio nel sangue evidenzia valori normali. Le relazioni rilevate rappresentano pertanto unicamente associazioni. Il meccanismo deve essere ancora dimostrato.

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