La fibrillazione dei cuori spezzati

17. maggio 2016

La morte di una persona cara è un vero carico per i congiunti, che influisce anche sulla salute del cuore delle persone in lutto: un recente studio dimostra che un anno dopo la morte del partner, il rischio di fibrillazione atriale aumenta significativamente.

Gli stress psicologici estremi come la morte di una persona cara sono legati al maggiore rischio di malattie cardiovascolari acute e mortalità. Infatti recentemente uno studio ha rivelato che negli ultra ottantenni il rischio di infarto cardiaco o ictus raddoppia nei primi 30 giorni dopo la morte del partner. Inoltre, dopo la perdita del partner sono state osservate alterazioni della pressione sanguigna e della coagulazione del sangue.

Ora uno studio danese ad ampio raggio ha studiato per la prima volta in che modo la morte del partner influisca sul rischio di fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale è una delle aritmie cardiache più frequenti nel mondo occidentale: il rischio durante la vita è pari al 22-26 per cento. In questa malattia, le cavità superiori del cuore, gli atri, si attivano a una frequenza rapida e in maniera scoordinata – e in modo temporaneo o permanente. La fibrillazione atriale è associata a un aumento del rischio di ictus, insufficienza cardiaca e decesso. Comunemente, i pazienti manifestano sintomi quali stanchezza, improvviso calo delle prestazioni, palpitazioni cardiache e disturbi del sonno. Tuttavia, il 70 per cento degli attacchi di fibrillazione atriale è asintomatico e non viene percepito da chi ne soffre.

Il team di Simon Graff dell’università danese di Aarhus ha utilizzato i dati dei registri sanitari danesi dal 1995 al 2014, dove i ricercatori hanno identificato 88.612 pazienti a cui per la prima volta era stata posta la diagnosi di “fibrillazione atriale”. 17.478 di essi avevano subito la morte del proprio partner. “Un tale evento comporta spesso sintomi psicologici significativamente pronunciati, come ansia, depressione, sentimenti di colpa o disperazione”, spiegano gli autori. Lo stress psicologico dopo un decesso non interessa solo il breve periodo, ma spesso perdura per settimane e mesi.

Aumento del rischio fino a un anno dopo il decesso

Rispetto al gruppo di controllo, il rischio di fibrillazione atriale nei pazienti che avevano perso il partner è aumentato fino a un anno dopo la morte. Il rischio era più alto nei primi otto-quattordici giorni e poi diminuiva gradualmente. Nei primi 30 giorni dopo la morte del partner, il rischio di soffrire di fibrillazione atriale aumentava del 41 per cento rispetto al gruppo di controllo.

“Il rischio era particolarmente elevato nei soggetti di età inferiore ai 60 anni e in quelli i cui partner nel mese prima della morte erano ancora relativamente in buona salute ed erano deceduti improvvisamente”, riferiscono Graff e il suo team. La relazione persisteva anche quando era stata presa in considerazione statisticamente l’influenza di altri fattori, come sesso, patologie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiovascolari, e assunzione di farmaci.

“I nostri risultati suggeriscono che un forte stress aumenta il rischio di sviluppare il primo episodio di fibrillazione atriale”, scrivono gli autori. Tuttavia, lo studio era puramente osservazionale. Pertanto, ulteriori studi dovrebbero dimostrare che la morte di un partner sia di fatto la causa della fibrillazione atriale.

Studi precedenti hanno già dimostrato che lo stress emotivo in persone che soffrono di fibrillazione atriale episodica può scatenare aritmie cardiache. Inoltre, alcuni casi suggeriscono che ciò possa interessare anche soggetti senza fibrillazione atriale pregressa.

Finora non sono noti i meccanismi fisiologici esatti

Quindi, secondo Graff e il suo team, è importante chiarire i meccanismi che possono spiegare il rapporto tra la perdita di un partner e la fibrillazione atriale. Finora si sa che un forte stress può innescare alterazioni fisiopatologiche che possono rendere il cuore più suscettibile di aritmie: per esempio un’influenza minore è esercitata dall’attività parasimpatica e una maggiore attività dal sistema nervoso simpatico. Il sistema parasimpatico solitamente riduce la frequenza cardiaca e l’eccitabilità del cuore, mentre il sistema nervoso simpatico aumenta l’attività cardiaca e la pressione sanguigna. Inoltre, questi cambiamenti potrebbero comportare un aumento dell’incidenza di citochine pro-infiammatorie che possono innescare processi infiammatori.

Oltre a ciò, è possibile che un decesso comporti cambiamenti dello stile di vita: quindi le persone colpite dormono probabilmente peggio, bevono più alcol, mangiano in modo meno sano, si muovono di meno e fumano di più. Può anche accadere che dopo un decesso il congiunto non assuma i farmaci abituali, o li prenda in modo irregolare. Graff e il suo team suggeriscono che tutto questo possa aumentare il rischio di fibrillazione atriale.

Il sostegno sociale può rappresentare un importante fattore protettivo

La ricerca futura deve inoltre tentare di identificare i gruppi a rischio, che in caso di stress tendono alla fibrillazione atriale – e coloro che in caso di fibrillazione atriale sono particolarmente a rischio di sviluppare complicazioni. Infatti, una recente meta-analisi dimostra che le donne con fibrillazione atriale presentano un rischio significativamente più elevato di ictus, malattie cardiovascolari e scompenso cardiaco rispetto agli uomini. Inoltre, il rischio di morte si è rivelato significativamente superiore a quello dei soggetti di confronto maschili.

Per evitare che il lutto “spezzi il cuore” dei congiunti, è importante comprendere meglio i fattori psicologici e sociali che possono portare a malattie cardiache, scrivono Graff e il suo team. Sarebbe anche possibile sviluppare misure rivolte a ridurre efficacemente il rischio di fibrillazione atriale dei soggetti in lutto.

Ciò sarà particolarmente importante nelle prime settimane dopo la morte, in cui il rischio di malattie cardiovascolari è più elevato, scrivono Thomas Buckley e il suo team dell’università di Sydney in un articolo di riesame [Paywall]. In particolare, il sostegno sociale in un tale momento potrebbe essere un importante fattore di protezione per attenuare il disagio psicologico estremo. “Al contempo, gli operatori sanitari devono essere consapevoli del maggiore rischio di malattie cardiache dei soggetti in lutto e osservare le persone colpite da vicino”, hanno dichiarato Buckley e il suo team.

Pubblicazione originale:

Long-term risk of atrial fibrillation after the death of a partner
Simon Graff1 et al.; Open Heart, doi:10.1136/openhrt-2015-000367; 2016

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