Le ricevo, le faccio.

Tessuto invece di titanio

22. ottobre 2008

L'uno per cento dei mammiferi del mondo occidentale viene alla luce con un vizio valvolare in forma di stenosi o di un'insufficienza. Poiché spesso le protesi valvolari non crescono con il corpo è necessario sostituirle più volte fino al raggiungimento dell'età adulta. Grazie all'ingegneria tissutale questi interventi potrebbero non essere più necessari.

Un destino difficile attende il bambino, perché tutti i tentativi di risolvere il difetto nativo con protesi valvolari o varianti sul tema non sono immuni da problemi che perdurano per tutta la vita. I pazienti sono condannati a dipendere da medicinali per tutta la vita. Non si può certo parlare di un’infanzia spensierata. Le protesi valvolari costituiscono inoltre un altro problema, in quanto possono calcificare e sono soggette a deperimento. Ancor peggio per i bambini, perché le protesi non seguono lo sviluppo corporeo. Dal punto di vista pratico ciò significa che un giovane paziente deve fare i conti con 4 operazioni nel corso della sua maturazione, la maggior parte delle quali a cuore aperto. Una valvola cardiaca composta dal proprio tessuto sarebbe quindi una soluzione ideale per i piccoli. Gli scienziati di tutto il mondo sperano che l’ingegneria tissutale possa esaudire questo sogno in un paio d’anni. In questo specifico settore la Germania primeggia in Europa ed è al pari degli Usa, come ha raccontato il Dr. Dr. Stefan Jockenhövel a DocCheck.

Una valvola cardiaca con stampaggio ad iniezione

Il Dr. Stefan Jockenhövel, fino al 2005 chirurgo cardiaco presso la Uniklinik di Zurigo, è direttore del dipartimento del gruppo di lavoro “Cardiovascular Tissue Engineering” alla cattedra di medicina tecnica applicata dell’università RWTH di Aachen. Lui ed il suo gruppo hanno già registrato importanti successi nello sviluppo di valvole cardiache che crescono con il corpo umano grazie ad uno stampaggio ad iniezione. I costruttori di macchine utensili normalmente si servono di questo metodo per colare materiali plastici in stampi ad uso industriale. Poiché in questo settore, come è naturale, lavorano anche ingegneri, la cosa non desta stupore. Essenziale è proprio lo stampo che serve a far sì che la coltura cellulare si adatti alla sturttura valvolare. Donatori cellulari possono essere le vene, le arterie od anche il cordone ombelicale del un bambino malato di cuore. Il primo passo da compiere quindi è l’isolamento e la coltura di un numero sufficiente di cellule vascolari. Parallelamente i ricercatori di Aachen preparano una matrice con gel di fibrina dal sangue del paziente. A grandi somme può dirsi che tutto viene coltivato con le cellule, colato in una forma ed infine in un bioreattore. Il processo dura circa due mesi, al termine dei quali la protesi vascolare è pronta per l’implantazione. Negli esperimenti sugli animali la protesi valvolare di Jockenhövel & Co ha dato buoni risultati.

La ricerca nelle valvole cardiache ha diversi approcci

Anche il centro cardiaco di Berlino e l’Università di Hannover lavorano alle valvole cardiache. Il principio cardine rimane quello dell’impiego di cellule del corpo del paziente. Tuttavia vi sono delle differenze per quanto concerne i materiali e la struttura portante. I chirurghi cardiaci di Berlino utilizzano un polimero biodegradabile che viene colonizzato con cellule del paziente. Con i nuovi nati affetti da problemi cardiaci viene impiegato il cordone ombelicale. Per gli adolescenti vengono isolate le cellule del midollo osseo. Un approccio simile a quello dei medici britannici dell’ Imperial College di Londra. Secondo Jockenhövel, ad Hannover vengono utilizzate come matrici le valvole cardiache dei suini “decellularizzate”, che vengono poi colonizzate con le cellule del sangue del paziente. Risultati molto positivi vengono anche dall’Università di Zurigo, dove cellule staminali estratte da liquido amniotico vengono coltivate nelle valvole cardiache. Sono quindi molti gli esempi che potrebbero essere citati. “Il nostro progetto di ricerca al RWTH è tuttavia l’unico”, sottolinea Jockenhövel, “a porre quale obbiettivo una protesi cardiaca interamente composta da cellule del corpo del paziente”.

La normativa europea è di ostacolo

Il ricercatore di Aquisgrana spera che i bambini malati di cuore possano servirsi della sua valvola cardiaca nel gio di cinque anni. La normativa europea, in punto di standard qualitativi, potrebbe tuttavia costituire un ostacolo. Ci si aspetta che le barriere normative vengano ulteriormente elevate. Questo è comprensibile, perché la sicurezza del paziente deve avere assoluta precedenza. Ma la normativa della Commissione Europea a volte prescinde dalla realtà, lamenta Jockenhövel. Ed anche per quanto concerne i finanziamenti europei si attendono tempi duri. Se, da un lato, i finanziamenti dovrebbero complessivamente aumentare, dall’altro l’istanza del ricercatore di Aquisgrana per ottenere nuovi mezzi sarà solo una tra 200.

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