Terapia dei tumori: guida all’apoptosi

19. novembre 2012

I trattamenti anticancro si basano solitamente sull'uccisione delle cellule scissioniste. Sarebbe più semplice se le cellule tumorali si uccidessero da sole per apoptosi. Ciò potrebbe divenire possibile con l'aiuto di una nuova sostanza.

Nonostante le esperienze acquisite nel corso degli anni i trattamenti anti-cancro hanno ancora delle incognite: come reagirà il tumore alla radioterapia, alla chemioterapia o alla terapia immunologica? Quanto sarà aggressivo? Quali effetti collaterali si verificheranno? I pazienti devono affrontare non soltanto la paura di morire latente, ma anche i gravosi problemi dovuti agli affetti collaterali della terapia.

“Molte volte una terapia di otto settimane riesce ad allungare la vita del paziente di sole due settimane; ma molti di questi pazienti sono “in vita” per le statistiche, visto che stanno molto male” spiega il Prof. Dr. Bernhard Keppler, preside della Facoltà di chimica dell’Università di Vienna e direttore della piattaforma di ricerca Translational Cancer Therapy Research. Un tipo di farmaco completamente nuovo, un first-in-class compound, dovrebbe portare dei cambiamenti. Il principio attivo, sviluppato nell’ambito di un progetto di ricerca della facoltà di chimica dell’università di Vienna e dell’Università di Medicina di Vienna, si chiama NKP-1339.

Mantenere in funzione l’apoptosi

La sostanza attacca la GRP78, Glucose-related-protein 78; una proteina che nelle cellule è responsabile dello smaltimento dei rifiuti: smaltisce le proteine con un ripiegamento incorretto. Quando in una cellula le proteine difettose e quelle con un ripiegamento incorretto superano un certo livello viene attivata l’apoptosi, ad esempio per Pathway mitocondriale. Nelle cellule tumorali si ha un numero estremamente elevato di proteine con un ripiegamento incorretto eppure la raccolta di proteine da rottamare e la conseguente morte cellulare sono bloccate dal fatto che nelle cellule tumorali si ha una produzione molto elevata di GRP78. Questo meccanismo, letale per l’organismo, viene fermato dal NKP-1339. Così, la quantità di GRP78 rimane ad un livello normale e quando si accumulano troppe proteine difettose si innesca l’apoptosi.

Fonte: Prof. Dr. Bernhard Keppler

Impedire lo sviluppo di resistenze

La possibilità di sviluppare resistenze ai farmaci dipende – tra l’altro – dall’elevata produzione di GRP78 che garantisce la sopravvivenza alle cellule difettose. Il Prof. Keppler spiega: “Con questo principio attivo speriamo di ottenere, per così dire, un doppio vantaggio: da un lato, la regolazione della quantità di GRP78 a livelli accettabili e dall’altro, grazie ad un minore sviluppo di resistenze, una migliore efficacia degli altri preparati, somministrati in combinazione.”

Buoni effetti anti-tumorali e buona tollerabilità

In uno studio che ha già completato la fase 1 gli scienziati ed i medici hanno dimostrato che la sostanza ha un buon effetto inibitorio sul cancro ed è ben tollerata. Sono stati trattati circa 30 pazienti affetti, tra l’altro, da cancro del polmone e da cancro del colon, tumori della testa e del collo e tumori neuroendocrini. In dosi terapeuticamente rilevanti si sono avuti solo effetti collaterali lievi come nausea e febbre leggera – non male per un antitumorale. La metà dei pazienti ha risposto alla terapia – una quota elevata se si considera che i pazienti, prima di venire inclusi nello studio, erano stati considerati incurabili e con aspettative di vita assai brevi.

Applicare il NKP-1339 in modo mirato

Il fatto che si verifichino pochi effetti collaterali è dovuto, probabilmente, al sofisticato meccanismo di trasporto e d’azione del farmaco. Il NKP-1339 è un composto a base di rutenio. Il rutenio è un metallo ed è in grado, come per esempio il ferro, di legarsi alla transferrina un trasportatore del ferro. Dopo un’infusione di NKP-1339 occorrono solo tre minuti perché le molecole si leghino all’albumina e alla transferrina. Poiché le cellule tumorali hanno un fabbisogno di ferro assai elevato a causa dell’elevata respirazione cellulare possiedono anche, di conseguenza, un’elevata concentrazione del recettore di transferrina, il NKP-1339 viene quindi trasportato principalmente e specificatamente nelle cellule tumorali.

Inoltre le cellule tumorali hanno un pH inferiore e un “milieu” ridotto rispetto alle cellule sane dovuto al metabolismo del lattato. Gli scienziati approfittano anche di questa circostanza. La sostanza diviene attiva solo attraverso la riduzione della UR3 + a + Ru2. Ciò significa che il NKP-1339, fin quando è legato alla transferrina, circola nel corpo senza agire sui tessuti. E d’altro lato nelle cellule sane aventi un pH fisiologico si attiva solo leggermente.

Da applicare in combinazione alla terapia convenzionale

Il Prof. Keppler adesso punta ad un studio di fase 2 a cui dovrebbero prendere parte pazienti per i quali non rimangono che poche opzioni terapeutiche. Il trattamento di pazienti con tumori neuroendocrini ha dato in fase risultati particolarmente promettenti. Il trattamento sembra essere utile anche in caso di tumori della testa e del collo e di altri tumori. “Mettendo a confronto i dati con quelli della fase 1 delle terapie convenzionali raramente, in una fase così precoce, sono stati osservati risultati così validi. La risposta alla terapia è buona e viene anche ben tollerata”, dice il Prof. Keppler. “Vogliamo analizzare al più presto l’interazione con altri farmaci antitumorali.” Non è ancora chiaro se anche in combinazione con le terapie convenzionali vi saranno vantaggi evidenti per il paziente. Sarà anche interessante vedere se si verificheranno ulteriori effetti collaterali o se e come cambierà il quadro degli effetti collaterali delle terapie convenzionali. Bisogna verificare con osservazioni a lungo termine se l’introduzione per Pathway mitocondriale provocherà effetti in altre parti del corpo.

Efficacia dei nuovi metodi di trattamento

A quanto pare qualche cosa si sta muovendo nel “mercato del tumore”. Come DocCheck segnalava qualche settimana fa sembra che anche la vaccinazione con peptidi associati al tumore sia efficace contro il cancro del rene. In passato gli approcci legati all’immunizzazione erano sempre falliti. Ma adesso sembra che ci si trovi veramente di fronte a nuove possibilità per il trattamento di una vasta varietà di tumori e di cancro.

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Medicina, Oncologia

3 commenti:

Dr Giuseppe Petruzzi
Dr Giuseppe Petruzzi

una eccezionale intuizione

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informazione interessante

#2 |
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ottima informazione

#1 |
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