Tossine: lo scorpione per uccidere il cancro

5. febbraio 2015
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Le proteine ed i peptidi provenienti dal veleno dello scorpione e di altri animali velenosi sono delle armi potenzialmente efficaci contro i tumori solidi. Un fatto già ben noto nell’ambito della medicina tradizionale che adesso, basandosi sulle nano particelle, si sta aprendo una strada nella terapia moderna.

In linea di principio il veleno delle api, dei serpenti o degli scorpioni è un rimedio molto adatto per combattere la crescita delle cellule tumorali. Questi veleni animali infatti hanno un fattore in comune: contengono delle proteine e dei peptidi che, una volta isolati, sono in grado di attaccare le cellule tumorali. A quanto pare questo processo sarebbe sufficiente, da solo, a bloccare la proliferazione delle cellule maligne ed a prevenirne così la diffusione; è quanto hanno affermato di recente alcuni scienziati dell’Università dell’Illinois. La cosa però non è così semplice dato che non è possibile iniettare direttamente questi veleni animali – gli effetti indesiderati sono infatti troppo forti: potrebbero venire danneggiate le cellule muscolari cardiache o quelle nervose o si potrebbero verificare delle occlusioni vascolari o delle emorragie interne. I veleni animali infatti, allo stato originale, agiscono allo stesso modo sulle cellule sane come su quelle tumorali.
Gli scienziati perciò hanno cercato un sistema per somministrare in modo mirato queste tossine tumorali, come riportato nel corso del 248 ° Meeting Nazionale della American Chemical Society svoltosi a San Francisco nell’ agosto 2014. Le nano particelle si sono rivelate adatte per questo tipo di approccio. Proteggono efficacemente le tossine dalle reazioni del sistema immunitario trasportandole direttamente sul sito d’azione. In primo luogo gli scienziati hanno simulato, tramite dei modelli computerizzati, se fosse effettivamente possibile “impacchettare” il veleno nelle nano particelle –una simulazione coronata da successo. Nella prassi poi, i ricercatori hanno testato l’efficacia del veleno delle api. Una sostanza chiamata melittin rivelatosi nel corso di esperimenti di laboratorio come un agente antitumorale efficace. Le api però producono una quantità talmente esigua di questa sostanza, che risulta più facile per gli scienziati sintetizzare il melittin in laboratorio, che ricorrere alla sostanza originale.

Nano particelle come traghetti

Nella fase successiva i ricercatori hanno imbarcato il mellitin nelle nano particelle. “Le tossine peptidiche che abbiamo prodotto sono impacchettate in modo talmente stretto nelle nano particelle che risulta impossibile che nel corso del passaggio attraverso l’organismo abbandonino il flusso sanguigno causando effetti collaterali”, ha detto il direttore dello studio il dottor Dipanjan Pan. Le nano particelle si legano ai recettori presenti esclusivamente sulle cellule tumorali e consegnano il principio attivo solo all’esatto destinatario. Negli esperimenti effettuati in coltura cellulare il principio è risultato efficace per le cellule del cancro al seno e quelle del melanoma. Prima che questo nuovo approccio possa dimostrare il proprio potenziale nel corso di studi clinici condotti su esseri umani il progetto di Pans deve ancora essere testato nei ratti e nei maiali.

Il veleno dello scorpione: già testato dalla MTC

Anche gli scorpioni sono entrati nel mirino degli scienziati. Nell’ambito della medicina tradizionale già da molti secoli il veleno dello scorpione viene utilizzato come medicinale e antidolorifico. A prima vista il veleno dello scorpione non sembrerebbe un farmaco anti-cancro idoneo, dopo tutto una puntura di scorpione, a seconda della specie, può avere conseguenze anche mortali per l’essere umano. Anche in questo caso però il gruppo di ricerca del dottor Pan ha condotto degli esperimenti dai risultati promettenti : le nano particelle sferiche preparate dal team dei ricercatori contenevano TSAP-1, una proteina tossica proveniente dal veleno dello scorpione giallo brasiliano. Incapsulato nelle nano particelle il veleno dello scorpione ha un azione circa 10 volte più tossica che “spacchettato”. Oltre alla capacità di legarsi esclusivamente alle cellule tumorali i peptidi del veleno dello scorpione offrono un altro vantaggio: a differenza di molti altri farmaci sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica.

La domanda assai elevata porta all’Omeopatia

Da diversi anni a Cuba l’azienda farmaceutica statale Labiofam fa molto parlare di se per un farmaco ottenuto dal veleno dello scorpione blu, nativo di Cuba, che sarebbe attivo contro i tumori solidi, come il cancro alla prostata ed i tumori cerebrali. All’inizio del millennio, l’azienda ha iniziato a produrre il farmaco dopo che alcuni pazienti affetti da cancro sono stati trattati con successo con il veleno dello scorpione diluito. Stando ai rapporti la domanda era tale che, ben presto, il veleno dello scorpione è venuto a mancare. Nel frattempo l’azienda produce un rimedio omeopatico che sarebbe d’aiuto contro i sintomi collaterali del cancro, come il dolore, la spossatezza e la perdita d’appetito. Secondo una ricerca condotta da “Euro News” in un mese negli allevamenti della Labiofam si riesce ad ottenere un litro di veleno dello scorpione blu. Da questo poi si ricavano 100.000 dosi del medicinale omeopatico. Al momento attuale questo principio attivo risulta approvato in Cina e in diversi paesi dell’America Latina.

Un grande affare

A livello globale la popolarità del veleno dello scorpione è in costante aumento: a causa della forte domanda il commercio degli animali in Pakistan è già diventato un business lucrativo. Secondo Al Jazeera gli scorpioni neri vengono venduti per oltre 50 mila dollari USA. Già nel 2007, il Wall Street Journal riportava che per un gallone di veleno di scorpione sono necessari circa 39 milioni di dollari USA. Gli animalisti temono che la caccia massiccia potrebbe portare molte specie di animali sull’orlo dell’estinzione.

Primi studi per il rilascio del farmaco

Preoccupazioni ambientalistiche a parte il professor Harald Sontheimer, Direttore del Centro di Ricerca Internazionale della University of Alabama a Birmingham è fermamente convinto che il veleno dello scorpione possa essere un’arma efficace nella lotta al cancro al cervello e ad altri tumori. Già nel 1990 il ricercatore tedesco ha scoperto una molecola peptide, presente nel veleno dello scorpione gigante israeliano, che si lega esclusivamente ad alcune cellule tumorali. “La molecola clorotossina peptide verrà testata sui pazienti il prossimo anno in uno studio di fase III”, ha detto a DocCheck. Il progetto clorotossina, tuttavia, non risulta in alcuna misura dipendente dal veleno naturale degli animali: “Abbiamo sintetizzato il peptide esclusivamente in laboratorio. Ai fini della nostra applicazione il veleno dello scorpione non risulta sufficientemente puro.”

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Medicina, Oncologia

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