Vaccinazione antiinfluenzale – un’iniezione placebo?

20. dicembre 2012

Ogni anno in Germania muoiono in media tra le 5000 a 15.000 persone per conseguenze legate all'influenza. Le donne incinte, i neonati ed i malati cronici sono soggetti particolarmente a rischio. La vaccinazione antiinfluenzale rappresenta la migliore prevenzione disponibile, non mancano però le critiche provenienti da alcuni studi.

Il comitato permanente per le vaccinazioni (STIKO) raccomanda per questo motivo la vaccinazione a tutte le gestanti sane a partire dal quarto mese di gravidanza, alle persone aventi un età superiore ai 60 anni ed a tutti coloro che sono affetti da malattie croniche. Tra le patologie in cui si rischia di incorrere come complicanze dell’influenza stagionale si annoverano malattie cardiovascolari, problemi epatici o renali, malattie respiratorie (compreso l’asma), malattie metaboliche come il diabete, disturbi neurologici cronici come la sclerosi multipla, immunodeficienze congenite ed acquisite e infezioni da HIV. Secondo la STIKO sarebbe meglio effettuare la vaccinazione prima dell’inizio della stagione influenzale in ottobre o novembre poiché sono necessarie circa due settimane prima che l’organismo sviluppi una risposta immunitaria completa.

Tecnologia tradizionale e tecnologia moderna per la produzione di vaccini a confronto

La tecnologia tradizionale per la produzione di vaccini basata su uova di pollo utilizza composti (“Riassortanti”) provenienti da un ceppo virale già sviluppato ed il un nuovo ceppo virale indicato dall’OMS, altrimenti non si avrebbe resa sufficiente.
La tecnologia Vero Cell, invece utilizza il virus naturale: il virus dell’influenza stagionale originale con tutte le proteine virali interne ed esterne del virus naturale. “L’esperienza ci insegna che non è possibile realizzare dei riassortanti validi, aventi le capacità di crescita adeguate, con tutti i ceppi virali dell’influenza. E di conseguenza si potrebbero verificare delle carenze di vaccino.” “A volte i riassortanti possono non corrispondere completamente, dal punto di vista immunologico, al virus originale dando origine ad una cattiva una risposta immunitaria nelle persone” spiega il professor Dr. Herwig Kollaritsch, (direttore dell’Unit Epidemiologie e Medicina di viaggio presso l’Istituto di profilassi specifica e medicina tropicale dell’Università di Medicina di Vienna).

E conclude: “Le pandemie, ma anche l’influenza stagionale, richiedono una disponibilità dei vaccini veloce ed affidabile e vaccini ben tollerati dall’organismo, con un’alta immunogenicità e cross-protezione contro i ceppi mutati. La produzione di vaccini convenzionale con uova di gallina non sta al passo con queste esigenze.”

Intraprendere nuove vie

In questo contesto risultano particolarmente problematici i virus HPAI (highly pathogenic avian influenza) come il virus H5N1 “Il 100% dei volatili infettato muore; il che vuol dire: niente polli, niente uova e, di conseguenza, niente produzione convenzionale del vaccino basata sulle uova”, avverte Kollaritsch. Esiste quindi un potenziale per le nuove tecnologie. “Nella tecnologia Vero Cell i virus vengono propagati su una linea cellulare continua di origine mammifera, il che permette di ottenere una quantità di Virus maggiore”. La linea cellulare utilizzata è stata ricavata negli anni 1960 da cellule renali della “scimmia verde”, una specie di scimmia africana. Trattandosi di un sistema di produzione chiuso, diversamente dalla produzione con le uova di gallina, si può omettere l’uso di antibiotici.

I principali vantaggi della nuova tecnologia

  • I vaccini prodotti in culture cellulari Vero Cell non contengono componenti derivanti da uova di pollo.
  • Vengono utilizzati Virus esistenti naturali: in questo modo il vaccino contiene il materiale virale nella sua composizione naturale.
  • Grazie alla tecnologia Vero Cell l’arco di tempo di 22 settimane che intercorre tra l’inizio della preparazione e la consegna del vaccino è ridotto a 12 settimane.

Studio scozzese sul programma di vaccinazione contro l’H1N1

Uno studio di coorte scozzese condotto presso l’Università di Edimburgo sotto la guida del Prof. Alex Simpson, pubblicato nel settembre 2012 sulla rivista “The Lancet” ha analizzato gli effetti della vaccinazione antinfluenzale sulla popolazione locale. Tra coloro che si sono ammalati d’influenza tra il 21 ottobre 2009 ed il 31 gennaio 2010 il 15% circa (38.296 persone) era stato vaccinato ed l’85% (208.882) non lo era. Le persone non vaccinate che hanno dovuto ricorrere a cure di pronto soccorso ospedaliero sono state 5.207 con 597 decessi. I soggetti vaccinati per cui si è reso necessario il ricovero sono stati 924 con 71 decessi. La percentuale di efficacia del vaccino H1N1 per la prevenzione dei ricoveri ospedalieri di emergenza è stata del 19,5%. Lo studio ha dimostrato che il 77 per cento dei casi d’influenza, accertati in laboratorio durante la pandemia del 2009/2010 in Scozia, avrebbero potuto essere evitati con la vaccinazione antiinfluenzale.

Critiche alla vaccinazione antiinfluenzale

Una recente meta analisi condotta all’University of Minnesota (UM), pubblicata sulla rivista “The Lancet”, fa notare che i vantaggi della vaccinazione, specialmente per gli ultra 65enni, non sono poi così cospicui come sostenuto finora. Il direttore dello studio Michael Osterholm del Centro per la ricerca sulle malattie infettive dell’UM ha analizzato 5.707 articoli pubblicati tra il 1967 e il febbraio 2011, e 31 studi (17 randomizzati e 14 studi osservazionali). Lo studio ha preso in esame i vaccini trivalenti con agenti patogeni morti (vaccino inattivato influenza: TIV) ed i vaccini con agenti patogeni vivi attenuati (vaccino vivo attenuato contro l’influenza: LAIV). “Abbiamo scoperto che i vaccini antinfluenzali utilizzati al momento attuale offrono, rispetto ad altri vaccini abitualmente usati, un livello di protezione considerevolmente inferiore.”

Certo, il vaccino attualmente disponibile ha un ruolo importante nel ridurre il tasso di mortalità, tuttavia il vaccino antinfluenzale genera l’illusione di avere una protezione valida ed impedisce di sviluppare vaccini e misure di prevenzione per l’influenza veramente efficaci. Osterholm sostiene che la vaccinazione antiinfluenzale dovrebbe avere su tutte le fasce d’età un’efficacia dell’85-95%. “I migliori risultati del vaccino si hanno negli adolescenti e negli adulti sani”, dice la virologa Terese Popov Kraupp, prof. Univ. all’Università di Medicina di Vienna. “Nel migliore dei casi si può riuscire ad impedire tra il 70 e l’80 per cento delle infezioni.”

Trarre le consclusioni corrette

“La cosa più importante nella valutazione di uno studio sull’efficacia dei vaccini contro l’influenza è stabilire la fine dello studio stesso” dice Redlberger. In uno studio sull’efficacia della vaccinazione contro l’influenza devono essere messi a confronto i casi di influenza confermati in laboratorio nei soggetti vaccinati e nel gruppo non vaccinato. È inutile valutare l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale in base al numero d’infezioni influenzali o delle visite mediche, dal momento che il vaccino antinfluenzale è in grado di prevenire solo l’influenza, ma non un’infezione influenzale o delle visite mediche dovute alle cause più diverse.

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