Lavoro notturno: di turno con il tumore

20. dicembre 2012

Da alcuni anni la notizia che il lavoro a turni sarebbe in grado di provocare il cancro ha creato molte insicurezze. Almeno il 19% della popolazione attiva dell'Unione Europea infatti lavora a turni. In molti dei settori interessati non sarà possibile evitare il lavoro notturno neanche in futuro.

Il lavoro a turni può avere molti aspetti. Sono assai variabili, per esempio, il numero dei turni da effettuare, la frequenza con cui si possono effettuare turni successivi e la durata del singolo turno. Si hanno turni unici e a squadre. I più diffusi sono i sistemi di due turni, in una giornata lavorativa della durata di 16 ore, o sistemi di tre turni che permettono di lavorare per tutte le 24 ore. I sistemi di lavoro che comprendono i turni notturni interrompono il ritmo circadiano degli esseri umani. I disturbi del ritmo circadiano sarebbero una delle possibili cause dell’insorgenza del cancro. Quando si parla del fatto che il lavoro a turni è potenzialmente cancerogeno si fa riferimento a quei sistemi di lavoro a turno che comprendono anche i turni notturni.

Il lavoro a turni è considerato “probabile cancerogeno per l’essere umano”

Nel 2007 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato per la prima volta il lavoro a turni come appartenente alla categoria dei cancerogeni di gruppo 2A (probabile cancerogeno per l’uomo). Sulla base dei sensazionali risultati ottenuti dalla sperimentazione animale e dei rischi indicati dagli studi epidemiologici. Questa classificazione è rimasta invariata anche dopo la pubblicazione, nel 2010, delle esaustive Monografie dei turni di lavoro. Tre recenti studi effettuati in Francia, Canada e Svezia rafforzano ulteriormente quest’ipotesi. Questi studi mostrano che esiste un rischio maggiore di cancro del polmone, della vescica, del pancreas, della prostata, del colon, del retto e del linfoma non-Hodgkin negli uomini. Ciò è particolarmente scioccante perché la maggior parte degli studi effettuati negli ultimi anni parlavano solo di un aumento del rischio di cancro al seno e alla prostata. A facilitare l’insorgenza del cancro sarebbero in primo luogo la soppressione della secrezione notturna di melatonina, i disturbi dei così chiamati “geni orologio” rilevabili in quasi tutto il corpo, ed i disturbi dell’omeostasi sonno- veglia.

Cosa succede adesso?

Il successivo passo da compiere è quello di continuare ad analizzare con attenzione se il rischio di cancro dovuto al lavoro notturno verrà confermato dai nuovi studi epidemiologici. Per farlo servirebbe stabilire una classificazione unitaria del lavoro a turni e definire quali siano le interruzioni rilevanti del ritmo di 24 ore (Circadian Disruption /Chronodisruption). Poiché, come dimostrato in passato, c’è un alto rischio di una classificazione dei risultati errata e tendenziosa. L'”esposizione” al lavoro a turni è molto complessa da definire e avviene in tutto il mondo in ambienti molto diversi. Anche in questo caso gli studi dovrebbero mettere a confronto solo “carichi” dello stesso tipo. Inoltre non sono solo i fattori esterni ad avere un ruolo nella “tolleranza” al lavoro notturno, ma anche le condizioni individuali come il cronotipo. Questi potrebbero essere oggetto di studi futuri.

Lavoro a turno riconosciuto come malattia

Alla fine del 2011 in Danimarca a più di cento donne il tumore al seno è stato riconosciuto come malattia professionale nel caso in cui esse avessero lavorato, tra l’altro, almeno quattro notti al mese per 20 anni. Ciò però non significa che il lavoro a turni è stato riconosciuto come la causa della malattia dei soggetti colpiti. Piuttosto sono state escluse altre cause concomitanti. Ciò non sarebbe possibile in Germania, dal momento che in questo paese, al contrario, è necessario dimostrare chiaramente quale sia il nesso di causalità. I sistemi di sicurezza sociale dei due paesi sono troppo diversi anche per poter effettuare un semplice confronto. In Danimarca l’assicurazione sanitaria nazionale copre tutti i costi del trattamento e in caso di malattia professionale viene erogata solo una modesta pensione. Pertanto i requisiti per il riconoscimento di una malattia come professionale sono molto più ampi.

Cos’è possibile fare al momento attuale?

I datori di lavoro possono ottimizzare le condizioni dei turni di lavoro secondo le nuove conoscenze della fisiologia del lavoro. Per esempio possono evitare troppi turni di notte consecutivi. Per l’organismo infatti è più faticoso ripristinare il normale ciclo giorno-notte dopo aver lavorato troppe notti consecutive (> 3) che adattarsi al turno di notte. Si raccomandano anche tempi di recupero sufficienti tra i vari turni e la partecipazione dei lavoratori al piano lavorativo e un’alimentazione controllata durante il lavoro notturno, solo per citare alcuni aspetti. Tutto ciò anche tenendo conto dei disturbi di salute dovuti allo squilibrio del ritmo circadiano già accertati. Oltre a non sentirsi in forma durante la giornata, ed ai disturbi a breve termine del ciclo sonno-veglia e del sistema immunitario sono soprattutto le malattie cardiovascolari e gastrointestinali che destano maggiore preoccupazione.

Non è ancora stato dimostrato niente

Nella sperimentazione animale sono state acquisite prove sensazionali riguardo al fatto che l’interruzione dei ritmi circadiani sia in grado di causare il cancro. L’epidemiologia è in grado di attestare queste prove ma il rischio per gli esseri umani non è ancora stato dimostrato con chiarezza. Alcuni dei meccanismi che contribuiscono all’insorgenza del cancro sono già noti, ma è troppo complesso stabilirne le concatenazioni che permettano di giungere ad una valutazione definitiva di quanto esse siano rilevanti nella “vita normale”. Anche in un futuro immediato sarà difficile che gli studiosi riescano ad identificare con chiarezza i nessi di causa. È comunque molto importante attuare l’ottimizzazione delle condizioni di lavoro dei lavoratori notturni, sia in funzione dei problemi di salute già noti, che del probabile rischio di cancro.

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Medicina, Oncologia


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