Il tè migliora il DNA?

21. gennaio 2013

Un nuovo studio fa notare l’esistenza di un’interazione positiva tra i polifenoli del tè ed il DNA. Ciò potrebbe svelare perché le persone che bevono regolarmente del tè soffrono più raramente di cancro e di malattie cardiocircolatorie rispetto a quelle che non ne bevono.

Poco importa che si tratti di tè nero o di tè verde, già da molto tempo medici e bromatologi sono convinti che alcune delle sostanze contenute nel tè apportino dei benefici per la salute. Quella del tè (Camiellia sinensis) è una pianta sempreverde, originariamente dalle dimensioni di un albero, appartenente della famiglia delle camelie uno dei generi alimentari più complesso che sia stato finora analizzato a livello scientifico. Da oltre 50 anni, gli scienziati si dedicano all’analisi strutturale delle sostanze in esso contenute. Le procedure di analisi utilizzate fino a questo momento non erano sufficientemente precise per differenziare dettagliatamente i suoi numerosi composti, molto simili a livello molecolare.

Tè – natura misteriosa

Due anni fa alcuni scienziati di Brema guidati dal professore di chimica Dr. Nikolai Kuhnert ed alcuni scienziati dell’University of Surrey sono riusciti, adattando uno speciale metodo di spettroscopia ad alta risoluzione di massa e chiroottiche, un così chiamato analizzatore a risonanza ionica ciclotronica a trasformata di Fourier (FT-ICR) – ad individuare circa 10.000 composti aromatici di terubigine, che rappresentano il 60-70% di tutte le componenti presenti nel tè nero. Le terubigine sono composti aromatici, di colore arancio fino a rosso-marrone del gruppo dei polifenoli, aventi un peso molecolare di 300-2.100 dalton. Durante la fermentazione nella produzione di tè nero e tè oolong una parte dei polifenoli si ossida in terubigina e teflavina. Tramite il processo d’interpretazione computerizzata è stato possibile correlare in modo univoco un totale di 1.517 formule strutturali individuali a dei singoli segnali di misura, 500 dei quali sono stati verificati sperimentalmente.

Finora, oltre alla già ben nota caffeina, solamente circa un terzo delle componenti del tè, raggruppate sotto il termine “tannino” sono state sistemizzate chimicamente. Come “tannini” vengono indicati i composti polifenolici, che rappresentano circa il 30 per cento degli elementi contenuti delle foglie di tè non elaborate. Oltre a caffeina e polifenoli, il tè contiene molti altre componenti come gli amminoacidi, le vitamine A, B1, B2, C, D, e poi enzimi, pigmenti (clorofilla), minerali (tra cui magnesio, calcio, magnesio, fluoro) e grassi. Si stima che la quantità caffeina contenuta nel tè nero vari tra i 25-120 mg e che nel tè verde sia di circa 8,3 mg (caffeina per 100 ml). A differenza del caffè, la caffeina contenuta nel tè agisce più lentamente ma più a lungo poiché i tannini contenuti nel tè ne frenano gli effetti. Il tipo di tè prodotto, nero o verde, dipende dalla lavorazione delle foglie. Quando le foglie (che sono comunque verdi) vengono fatte fermentare si ottiene il tè nero, il tè verde, invece, non è fermentato.

Gli antiossidanti uccidono i radicali liberi

I polifenoli sono presenti nelle piante in quanto pigmenti dei fiori (p.es. flavonoidi), aromi o tannini. Essi proteggono la pianta dai predatori o alle radiazioni ultraviolette. I polifenoli del tè, nel tè verde e nero, hanno un effetto positivo sulla nostra salute. Medici e bromolgi ne sono a conoscenza già da molto tempo. Finora si era ipotizzato che tali benefici fossero dovuti principalmente all’azione antiossidante dei polifenoli. Queste sostanze naturali costituiscono fino al 70 per cento della quantità di tè (asciutto) contenuto in una tazza di tè e nel tè nero ve ne sono fino a 30.000 composti diversi.

Gli antiossidanti aiutano a prevenire i danni ai tessuti causati dai così detti radicali liberi – agenti chimici aggressivi – prodotti da fattori ambientali negativi, poiché si legano loro neutralizzandoli. Alcuni studi recenti, effettuati negli ultimi cinque anni, però dimostrano chiaramente che gli effetti positivi per la salute legati ai polifenoli del tè sono dovuti principalmente al suo effetto antiossidante. Resta ancora da chiarire l’esatto meccanismo per il quale le sostanze contenute nelle pianta del tè abbiano effetti positivi sulla salute.

Interazioni biomolecolari

Il gruppo di ricerca di Brema guidato da Nikolai Kuhnert è riuscito a dimostrare per la prima volta che l’effetto positivo dei polifenoli del tè è probabilmente dovuto alle interazioni molecolari con il genoma contenuto nelle cellule. Basandosi sul fatto che nella pianta i polifenoli del tè si concentrano in particolare nei nuclei cellulari, i ricercatori hanno studiato, servendosi di procedimenti di spettroscopia differenti (spettroscopia di massa e chiroottiche), se e come le singole molecole polifenoliche interreagissero con il DNA nucleare. Hanno così scoperto che due dei più frequenti polifenoli del tè, l’epigallocatechina gallato, presente nel tè verde, e la teaflavina digallate, presente nel tè nero, creano spesso legami con pezzi di DNA e proteine situate nella parte finale dei cromosomi. Queste sezioni del DNA, dette anche “telomeri”, sono i principali responsabili della stabilità dei cromosomi e li proteggono dal deperimento.

Telomerasi, la fonte della giovinezza che allunga la vita

Nelle cellule sane con ogni divisione cellulare va perduto un pezzo di genoma. Le estremità del filamento del genoma, i telomeri – (dal greco “telos” per la fine, “Meros” per parte) diventano sempre più brevi, fino a quando la cellula invecchia e alla fine muore. Non senza ragione, pertanto, la lunghezza dei telomeri viene posta in relazione al processo di invecchiamento. La divisione cellulare non può continuare all’infinito ed il limite è dato dalla lunghezza dei telomeri. Quanto più breve è il telomero, tanto più raramente le cellule possono dividersi e rinnovarsi. L’enzima telomerasi, la “fonte della giovinezza”, evita questo pericolo riaggiungendo continuamente materiale genetico ereditario alla fine del genoma, in modo da permettere alle cellule di moltiplicarsi ulteriormente. Il gene per la telomerasi nell’uomo è attivo principalmente nelle cellule germinali, ma anche in quelle tumorali. L’attività della telomerasi fa sì che le cellule possano dividersi all’infinito. In entrambi i casi, per così dire, le cellule non invecchiano.

E qui entra in gioco il tè. I composti polifenolici del tè attivano le telomerasi nelle cellule del corpo, rallentando così il processo di accorciamento dei telomeri e prolungando la vita delle cellule. “Riteniamo che questo positivo effetto di stabilizzazione della trasmissione dell’informazione genetica a lungo termine abbia effetti positivi sulla salute e sulla durata della vita di tutto l’organismo. Hanno confermato il fatto alcuni esperimenti effettuati con il moscerino della frutta Drosophila, la cui durata della vita risulta maggiorata, grazie al consumo di tè, del 20 per cento. In principio, qualsiasi tipo di composto chimico che si leghi in questo modo ai telomeri, produce questo effetto. La cosa interessante è che fino ad oggi non si è a conoscenza di nessuna’altra sostanza naturale in grado di stabilizzare i telomeri tanto efficace quanto i polifenoli del tè”, dice Kuhnert.

Come agiscono i polifenoli nell’essere umano?

I risultati ottenuti da Nikolai Kuhnert si basano finora su studi in vitro con DNA telomerico umano. Con il suo team di Kuhnert vorrebbe riuscire a scoprire, il più rapidamente possibile, come i polifenoli del tè agiscono nel corpo umano in condizioni quotidiane. “Se si dovesse scoprire che, tramite il consumo regolare di tè, i polifenoli del tè si concentrano nel nucleo cellulare dei tessuti umani, avremo per la prima volta la prova, che un alimento può prolungare la vita umana. Questo sarebbe un validissimo punto di partenza per studi medici e clinici diretti ad indagare il potenziale terapeutico di polifenoli del tè”, conclude Kuhnert.

Digressione: l’importanza economica del tè

Dopo l’acqua il tè nero è la bevanda più consumata in tutto il mondo con un consumo medio pro capite di mezzo litro al giorno. Secondo l’associazione tedesca del tè, nel 2010 in tutto il mondo sono state prodotte 4,1 milioni di tonnellate di tè. Senza tenere conto della produzione d’infusioni come il tè alla frutta, tè rooibos o tè alle erbe. Nel 2010, in Germania sono state consumate circa 18.300 tonnellate di tè, il che corrisponde ad un consumo di tè di circa 25,5 litri per persona. Di questi, il tè nero rappresenta 77%, il tè verde il 23%. A seconda del prezzo sul mercato mondiale un raccolto annuo può avere un valore complessivo di oltre 10 miliardi di dollari.

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