Lacerazione dei legamenti: aspettare e bersi un tè

4. febbraio 2011

Una lacerazione dei legamenti cruciformi anteriori, bel lavoro per i chirurghi. Fino ad ora la stragrande maggioranza dei medici sportivi era concorde su questo. Oggi, però, una pubblicazione sulla rinomata rivista New England Journal dice che la metà di queste operazioni sarebbero superflue. Davvero?

Di solito si sente un „Plopp“, prima che il ginocchio ceda. È indizio di uno dei più frequenti e più temuti infortuni sportivi, perché comporta una pausa da sei mesi fino ad un anno, fino a che un Training intensivo riporta il corpo alla condizione in cui era precedentemente all’infortunio. Diversamente dagli infortuni ai legamenti laterali, la lacerazione del legamento anteriore (ed anche posteriore) non guarisce da sola.

Aspettare invece di operare

Chi vuole proseguire la propria carriera sportiva non ha un’alternativa all’operazione di plastica legamentosa. Nella maggior parte dei casi pratica nuovamente uno sport dopo due anni dall’operazione, anche se spesso le prestazioni non sono più le stesse. Si può allora pensare di fare sport a livello professionale senza un legamento? Una pubblicazione dell’estate 2010 sul New England Journal of Medicine (NEJM) ha gettato nello sconquasso ortopedici e medici dello sport. Richard Frobell e colleghi dell’università svedese di Lund ritengono infatti che con la strategia “wait and see”, senza premature operazioni, i danni dopo due anni non sarebbero superiori a quelli dovuti alla plastica legamentosa veloce.

Per provarlo hanno reclutato 121 pazienti con una lacerazione del legamento anteriore che praticavano un’attività sportiva, tra cui molti professionalmente, di un’età compresa tra 18 e 35 anni. Secondo un principio di casualità, tuttavia con il consenso dei partecipanti, hanno affidato la metà di loro ai chirurghi e l’altra metà ai fisioterapisti, affinché solo in caso di problemi o risultati non soddisfacenti questi ultimi venissero operati. Secondo Frobells il miglior criterio per misurare la qualità delle ginocchia è il „KOOS“-Score (Knee Injury and Osteoarthritis Outcome Score), in quanto prende in considerazione dolori e altri disturbi, la funzionalità del ginocchio nello sport e nello svolgimento di attività quotidiane, ma anche la qualità della vita.

Se l’operazione tempestiva totalizzò 39,2 punti KOOS, il trattamento con OP “opzionale” raggiunse 39,4 punti. Dei 59 partecipanti che avevano scelto la strategia dell’attesa, 23 hanno in seguito preferito l’applicazione di nuovo legamento, mediamente un anno dopo la randomizzazione. Sulla base di questi studi, questa l’opinione degli autori svedesi, la metà dei pazienti con lacerazione legamentosa potrebbe non venire operata. Un argomento, questo, senz’altro importante per un’effettiva riduzione dei costi nella medicina dello sport.

Più stabile, ma non più sano

La strada non è però priva di ostacoli. In un editoriale pubblicato a seguito dell’articolo sopraccitato sullo stesso New England Journal, Bruce Levy della clinica Mayo, nell’americana Rochester, non è certo morbido verso i colleghi svedesi. Senza operazione, a suo parere, gli sportivi non possono tornare alla forma ottimale. Inoltre aumenterebbe il rischio di danni al menisco, a causa dell’instabilità del ginocchio. Un articolo del 2009 pubblicato sul giornale britannico Sports Medicine descrive l’analisi di un Follow-up dopo dieci anni, secondo la quale le ginocchia erano più stabili ma meno “sane”. Ciò in quanto il tasso di artrite, conseguenza di piccoli e grandi infortuni dopo la terapia per curare la lacerazione del legamento, sarebbe eguale.

Gli infortuni al menisco, come conferma lo studio NEJM, avvengono più raramente tra coloro che si sono sottoposti ad operazione rispetto a coloro che hanno atteso. Peter Eysel dell’Uniklinik Köln non è convinto dell’OP sulla base dei risultati della fisioterapia. Il Deutsche Ärzteblatt lo cita: “lo studio non approfondisce i bisogni individuali dei pazienti e della loro capacità di carico”. Agli sportivi più giovani, in particolare, consiglia l’operazione per mantenere la stabilità del ginocchio. Anche Michael Krüger-Franke del centro logistico medicale di Monaco di Baviera consiglia l’operazione al legamento. Tuttavia non immediatamente dopo l’infortunio, infatti si dovrebbe aspettare fino a sei settimane a seguito dello stesso. “Questa misura impedisce efficacemente la cicatrizzazioni postoperative e le saldature nell’articolazione del ginocchio. Se si operasse immediatamente, il rischio di cicatrizzazioni sarebbe del 20 o 30%”.

Cellule staminali miracolose

Probabilmente esiste una terza via e la parola magica è „Healing Response“. La tecnica viene da Richard Steadman del Colorado, uno ben conosciuto nel mondo dello sport. Il medico apre il midollo spinale in punti diversi generando un’emorragia. Le cellule staminali che fuoriescono vengono riposte nel legamento lacerato e si occupano della riparazione. Il vantaggio_ l’operazione è minimamente invasiva e nasconde meno rischi, il ricovero ospedaliero è più breve e il ginocchio riprende velocemente la piena funzionalità. Fino ad ora, tuttavia, ci sono pochi dati a disposizioni per confrontarlo con le altre alternative.

Il legamento più soggetto a lacerazione è quasi sempre quello anteriore. Statistiche alla mano, il rischio di infortunio per le donne è sei volte più alto. A seguito di un infortunio aumenta notevolmente anche il rischio per l’altra gamba. È possibile che anche la componente genetica svolga un ruolo importante.

Anche la paura si allena

Se e quando verrà operato, dipende dal paziente, dalla sua sportività e dal suo stato di salute. In America tra l’infortunio e l’operazione passano mediamente da 2 a 3 mesi, mentre in Scandinavia ne passano da 8 a 10. Quelli che rinunciano all’operazione e rimettono in forma il ginocchio con la sola ginnastica intensiva guadagnano sicuramente tempo e si risparmiano i rischi dell’operazione, tuttavia, anche se rinunciassero all’attività agonistica, dovranno convivere con la paura. Solo il 10% dei pazienti lamenta dolori quotidiani secondo le statistiche. Ma in un terzo dei casi permane sempre in loro l’insicurezza se il ginocchio reggerà o meno, anche dopo un anno e mezzo dall’infortunio. E dopo quattro anni senza una protesi la quota sale all’80%.

Il team di Lund non ha pubblicato dei dati relativamente a questa paura sul New England Journal. Tuttavia le storie dei pazienti forniscono molti indicatori. Alcuni dei pazienti che hanno preferito non sottoporsi ad un’operazione, hanno successivamente scelto per quest’ultima sebbene non avessero dolori. Solo studi ulteriori potranno dimostrare se l’operazione sia più utile più a livello psichico o se davvero serva al ginocchio.

5 valutazioni (3.8 ø)
Senza categoria


Copyright © 2020 DocCheck Medical Services GmbH
Lingua:
Seguire DocCheck: