Batteri della peste: i condannati a morte vivono più a lungo

18. marzo 2011

La peste nera fece un grande bottino nel secolo XIV: circa un terzo della popolazione morì di peste. Certo la medicina ha compiuto, da allora, progressi in campo medico e diagnostico. Il batterio Yersinia pestis non appartiene tuttavia alla storia.

La Who, l‘organizzazione mondiale della sanità, ne pubblica regolarmente le cifre. I documenti riportano fino a 3.000 casi di peste l‘anno, la maggior parte in Africa, Russia, Cina, India, America meridionale e centrale. Si riscontrano singoli casi negli USa, soprattutto in Arizona, New Mexico e Utah.

Un piccolo morso ma di grande efficacia

Non solo i ben conosciuti ratti ma anche altri roditori come gli scoiattoli e i cani della prateria costituiscono una riserva naturale di agenti patogeni della peste. I roditori ricevono il loro carico batterico dal morso delle pulci , ammalandosi La yersinie attacca il tratto gastro intestinale, ma la pulce morde ancora, assetata di sete, infettando un altro animale: le pulci sfruttano anche gli animali domestici come „stazione“ riuscendo a introdursi anche in abitati in cui gli standard igienici sono molto alti.

Il ricercatore del clima Nils Stenseth dell‘Università di Oslo ha scoperto che le condizioni di vita dei passeggeri ciechi peggiorano continuamente. Ha analizzato i dati del meteo degli ultimi 56 anni. Stenseth ritiene che, a causa dello scioglimento anticipato delle nevi sulle montagne, l‘umidità dell‘aria diminuisca nelle caverne abitate dai roditori. Questo è un fattore negativo per le pulci che hanno bisogno di un minimo tasso di umidità per sopravvivere. Se il contenuto d‘acqua nell‘aria aumenta a causa di fenomeni metereologici, aumentano anche i casi di peste a grandi altezze, come lo stesso Stenseth ha potuto dimostrare sulla base di dati riguardanti alcuni Stati sul Pacifico.

Una lotta all‘interno del corpo

Il numero dei batteri è decisivo per l‘infezione. David Engelthaler e Kenneth L. Gage del U.S. Department of Health and Human Services hanno mostrato, per mezzo di tecniche biologiche molecolari, che in una singola pulce c‘erano circa 100.000 germi di Yersinia pestis. I primi sintomi, come mal di testa, febbre e dolori articolari, compaiono, nell‘uomo, in un intervallo di poche ore fino a pochi giorni dal morso. Si verificano inoltre dei bubboni in aree ricche di linfonodi e vasi linfatici. Dopo che l‘agente patogeno è penetrato nella circolazione sanguigna si diffonde in tutti gli organi e, a causa delle tossine, si verifica una sepsi che mette in pericolo la vita dell‘uomo.

La peste bubbonica e polmonare sono principalmente provocati dagli stessi agenti patogeni. Le differenze non sono state ancora comprese a fondo. Lo sputum altamente infettivo può provocare l‘infestazione polmonare ed il contagio di persone sane. A contrario dei virus influenzali, la Yersinie non è particolarmente stabile nell‘aria, come mostrano svariati studi. Un‘ulteriore caratteristica è che, poiché i pazienti non curati muoiono molto velocemente, il tasso di mortalità È del 90% circa, sono rare le epidemie di grandi dimensioni. Molto meno pericolosa e la peste abortiva, la cui efficacia diminuisce naturalmente causando una sorta d‘immunità nei pazienti.

Una sonda a efficacia multipla

Tra la pulce e l‘uomo vi è un abisso, almeno da un punto di vista biochimico. Il batterio della peste è talmente astuto da riuscire a riconoscere il luogo in cui si trova. Le pulci dei ratti sono congeneri particolarmente freschi, per cui restano „in attesa“, se la temperatura corporea è di 24 gradi. Gli scienziati del Braunschweiger Helmholtz-Zentrum di ricerca delle infezioni da svariate specie di yersinia hanno scoperto che la proteina RovA funge da termometro. e se ciò non bastasse questa proteina, che funge da sonda, co-determina anche le sostanze digeribili e l‘attività metabolica. „La funzione della RovA in questa forma nei batteri è unica“, sostiene Petra Dersch, direttrice del gruppo di lavoro, che aggiunge: „ancora più sorprendente risultò il fatto che essa si auto regola e guida diversi processi come un termometro“. A seguito dell‘infezione, raggiunta una temperatura di 37 gradi Celsius, arriva l‘ora della verità per il batterio. Poiché il nostro sistema immunitario potrebbe riconoscere le proteine superficiali traditrici, esse vengono eliminate dal batterio senza esitazione. L‘intruso di rende così quasi invisibile alle difese del corpo.

Diagnostic to go

Una diagnostica efficace è quindi particolarmente importante. Laboratori ben equipaggiati rivelano la presenza delle yersinie sulla base del loro patrimonio genetico. Il loro rilevamento può avvenire anche batteriologicamente. Tuttavia, proprio nei Paesi in via di sviluppo v‘è la necessità di un metodo più veloce e semplice. I ricercatori di Braunschweig hanno perciò utilizzato un anticorpo specifico, che si lega alle strutture superficiali del batterio yersinia con delle piccole palline magnetiche. Il reagente viene mescolato sul luogo con una provetta di plasma del paziente. Il Professor Mahavir Singh del Helmholtz-Zentrum für Infektionsforschung dice:“Questi complessi si legano ad una superficie con uno speciale rivestimento nell‘apparecchio diagnostico e vengono esposti ad un campo magnetico. Un detector misura infine non solo la presenza delle proteine della peste nella soluzione, ma ne determina anche la concentrazione“. Il nuovo sistema dovrebbe poter essere impiegato anche in quei Paesi che non hanno un‘infrastruttura sanitaria.

Agire in fretta

La velocità è la carta vincente, in caso contrario le infezioni da yersinia sono mortali anche oggi, se non vengono riconosciute a tempo debito dai colleghi. Cosa che non meraviglia in quanti sintomi come la febbre, il mal di testa ed i dolori articolari fanno pensare, di primo acchito, a ben altre malattie. Se la diagnosi avviene tempestivamente, perché proprio questo è il punto, l‘infezione della pesta può essere ben curata con degli antibiotici. Tetracicline, sulfonamidi e streptomicina o cloramfenicolo si sono rivelati adatti. Oggi è disponibile anche un vaccino.

Far parlare i morti

Uno sguardo al passato: il batterio Yersinia pestis è stato veramente il responsabile delle grandi epidemie medioevali? I ricercatori nel passato avevano considerato anche l‘ipotesi che l‘antrace e la febbre petecchiale abbiano svolto il ruolo di portatori della malattia. Un gruppo di antropologi della tedesca Johannes-Gutenberg-Universität Mainz ha svolto ulteriori ricerche. Gli scienziati hanno riesumato gli scheletri da quelle che sono ritenute le fosse dei malati morti in Germania, Italia, Inghilterra, Francia e Olanda. Grazie a metodi immunologici ed all‘analisi del DNA ricavato da denti e ossa hanno condannato la „colpevolezza“ del Yersinia pestis. E ciò non basta, come dice la dott.ssa Dr. Barbara Bramanti, dell‘Institut für Anthropologie: „le nostre scoperte lasciano presagire che la peste abbia raggiunto l‘Europa per mezzo di due canali prima di prendere una propria autonomo via“, Sulla base dei 20 marker non sono dimostrabili né la variante „Midevalis“, né la „Orientalis“ , mentre i ricercatori hanno trovato tracce di due varietà finora sconosciute, di cui per lo meno una oggi non esisterebbe più. L‘altra invece corrisponde geneticamente alla versione che venne isolata in alcune zone dell‘Asia in occasione dello scoppio della peste. I dati hanno permesso perfino di ricostruire alcune vie di contagio: già nel 1347 il batterio migrò dall‘Asia sulle normali vie del commercio fino a raggiungere la francese Marsiglia, da dove si sviluppò in Francia e in Inghilterra. In Olanda invece si è riscontrata una variante diversa che sarebbe provenuta dalla Germania del nord, passando per la Norvegia.

Schönheitsfehler ha un‘idea dello scenario generale: la velocità con cui l‘epidemia si diffuse nelle città e nei Paesi non può essere attribuita solo ai ratti ed alle loro pulci. I veterinari hanno provato che il loro raggio di spostamento non supera i 20 mt. alla settimana, mentre le fonti storiche riportano di 20, anche 25 Km. alla settimana. Una possibile spiegazione potrebbe essere quella data dagli scienziati dell‘Università di Marsiglia. Didier Raoult, capo della divisione di microbiologia clinica, ritiene che i maggiori responsabili della trasmissione siano stati i pidocchi nei vestiti. L‘animaletto, a seguito dell‘infezione, espelle le proprie feci contenenti il batterio della peste, l‘epidemia sarebbe quindi stata trasmessa per mezzo dei vestiti. Secondo Raoult, quindi, non sarebbero stati i ratti il fattore decisivo per la trasmissione della morte nera, ma gli stessi uomini ed i loro spostamenti. Un fenomeno che sicuramente è attuale oggi come lo era allora.

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2 commenti:

Dr. Landotti Renata Maria
Dr. Landotti Renata Maria

Molto interessante.
La traduzione potrebbe essere migliorata

#2 |
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Dr Carlo Avataneo
Dr Carlo Avataneo

Penso che ci sia qualche problema di traduzione (o forse sono io che ho delle lacune riguardo la termiologia medica): cosa sono i passeggeri ciechi?

#1 |
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