Asma: tanta frutta per la fame d’aria?

5. marzo 2014

Non è ancora chiaro il motivo per il quale un numero sempre maggiore di persone soffre di asma allergico. Un nuovo studio ha dimostrato che potrebbe dipendere, almeno in parte, dall’apporto insufficiente di fibre nella dieta potrebbe. Quindi anche in futuro: una mela al giorno leva l'asma?

5 al giorno“ è lo slogan della famosa campagna Società Tedesca per l’Alimentazione. Ci si riferisce alle cinque porzioni di frutta e verdura da consumare ogni giorno per seguire una dieta sana – e per ridurre il rischio di cancro -. Ma chi vi si attiene davvero? La quantità di frutta e verdura consumata è andato continuamente calando negli ultimi decenni. In corrispondenza è diminuita anche la percentuale di fibre assunta, mentre il consumo di carboidrati e grassi è aumentato.

Legame tra l‘asma e la dieta

Nel corso degli ultimi decenni sempre più persone risultano affette da asma allergico. Ma cosa c’entra il consumo di frutta e verdura con l’asma allergico? Alcuni ricercatori guidati dal Prof. Benjamin Marsland hanno dimostrato tramite la sperimentazione sui topi che questi due eventi non avvengono contemporaneamente per pura casualità, ma vi è un legame di causa. I risultati sono stati pubblicati su Nature Medicine.

I batteri intestinali arrivano fino ai polmoni

Che la composizione microbica dell’intestino svolga un ruolo importante nella prevenzione del cancro è un fatto noto. Che le fibre fermentate dai batteri intestinali nel flusso sanguigno influenzando altri organi invece è un dato nuovo. “Per la prima volta siamo riusciti a dimostrare che l’influenza dei batteri intestinali ha una portata molto più apia e giunge fino ai polmoni”, dice Marsland.

Il suo gruppo di ricerca ha analizzato nei topi, quale fosse l’influenza delle fibre presenti nell’alimentazione sulle reazioni immunologiche nei polmoni e sulla composizione della flora intestinale. A questo scopo i topi hanno seguito una dieta standard con la quantità giornaliera di fibra raccomandata pari quattro per cento oppure una dieta povera di fibre con solo lo 0,3% di fibre fermentabili. Quest’ultima dieta rispecchia all’incirca la dieta occidentale che contiene in media solo lo 0,6% di fibra. Successivamente gli animali sono stati esposti a un estratto di acari della polvere. I topi che avevano ricevuto la dieta povera di fibre hanno prodotto una reazione allergica più forte ed una quantità di muco significativamente maggiore nei polmoni rispetto agli animali che avevano seguito la dieta standard. La concentrazione di diverse interleuchine, rilasciate a seguito della maggiore infiltrazione linfocitaria, è risultata aumentata. Allo stesso modo risultavano più elevati anche i valori delle IgE totali e delle IgG specifiche per l’acaro della polvere di casa.

Effetto diretto sul sistema immunitario

Anche l’esperimento inverso, e cioè il confronto tra una dieta standard e una dieta arricchita con fibre fermentabili, ha dimostrato l’effetto protettivo di questo tipo di fibre. I ricercatori hanno poi analizzato quali fossero i meccanismi alla base di quest’effetto. Si tratta di una reazione a catena multi-step. In primo luogo le fibre entrano nel colon dove vengono fermentate dai batteri in acidi grassi a catena corta (ingl. short chain fatty acids SCFA) come l’acetato, il propionato ed il butirrato. Questi vengono immessi, tra gli altri, nel flusso sanguigno e influenzano la maturazione delle cellule immunitarie nel midollo osseo le cosiddette cellule dendritiche. Attratti dall’estratto di acari della polvere migrano verso i polmoni dove , in fase finale, innescano una risposta immunitaria meno forte. Questi acidi grassi promuovono anche una ridotta formazione di cellule TH2, che a seguito del rilascio di Citochine alimentanola reazione allergica. La dieta povera di fibre ha provocato l’effetto opposto: e cioè un aumento della formazione di cellule TH2.

L’infiammazione si riduce più velocemente

Marsland e colleghi hanno messo a confronto la risposta infiammatoria dovuta all’estratto di acari della polvere a seguito dell’assunzione di acqua potabile, trattata con soluzione salina o con propionato. La reazione immediata è stata la stessa in entrambi i gruppi. Poi però vi è stata una grande differenza. Negli animali a cui è stato somministrato il propionato, l’infiammazione è diminuita rapidamente, mentre negli animali di controllo è stata osservata fino a sei giorni. La misurazione dei parametri immunologici (livello di citochine) ha confermato quest’osservazione.

La dieta influenza la flora microbica

Questa ricerca dimostra anche che a seguito della dieta povera di fibre, rispetto alla dieta standard, risultano ridotti sia il numero che la diversità dei batteri intestinali. L’aggiunta di pectina, la fibra che è stata utilizzata in questo studio a differenza della cellulosa non digeribile, alla dieta standard non ha prodotto alcun effetto ulteriore riguardo al numero dei batteri. Eppure alcune famiglie di batteri nell’intestino sono cambiate. Una dieta ricca di fibre ha come conseguenza l’aumento della proporzione di Bacterioidaceae e Bifidobacteriacea aumenta. Per quanto riguarda i Bifidobacteriacea è già stato dimostrato che gli acidi grassi a catena corta agiscono da stimolatori della crescita. La dieta povera di fibre al contrario porta ad una predominanza di Firmicutes, soprattutto Erysipelotrichaceae, riscontrati in numero elevato anche nei topi alimentati con una dieta ricca di grassi, tipica del mondo occidentale.

L’uomo mangia come il topo?

Marsland ritiene che i risultati ottenuti dal suo gruppo siano clinicamente rilevanti dato che, in primo luogo la percentuale di fibre vegetali nella dieta occidentale è comparabile alla dieta povera di fibre a cui sono stati sottoposti i di topi e, in secondo luogo, perché gli aspetti del sistema immunitario presi in esame non presentano differenze di rilievo nei topi e nell’uomo. Resta da vedere se nell’essere umano la dieta abbia un effetto simile sulle reazioni allergiche nell’organismo. “Stiamo progettando degli studi clinici per analizzare quali siano gli effetti di una dieta arricchita di fibre fermentabili sulle allergie e sulle infiammazioni”, ha detto Marsland. Come sempre però in caso di patologie complesse l’alimentazione non è l’unico fattore determinante. Come sarebbe altrimenti possibile spiegare che nella DDR vi erano meno casi di allergia e di asma, la dove le verdure, ma in particolar modo la frutta, non risultavano disponibili nelle stesse quantità e nelle varietà che nel resto della Germania? Ciò nonostante i risultati sono convincenti e potrebbe essere una buona occasione per cercare di attenersi alla regola del “5 al giorno”.

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